COS’E’ IL CORAGGIO: TESTIMONIANZA E DEFINIZIONE. Andavo ancora alle elementari. Un pomeriggio io e le mie amiche trovammo un gattino malato e, di nostra iniziativa, lo portammo al veterinario che stava lì in piazza. Il dottore, guardandoci con tenerezza, ci chiese cosa fosse successo. A quel punto ci rendemmo conto che la faccenda era seria: una di noi doveva confrontarsi con quell’adulto vestito col camice bianco, allora, a causa dell’imbarazzo, tutte si misero a ridere. Io avevo in braccio il gatto e sinceramente non mi veniva da ridere, anzi ritenevo che quelle risate potessero offendere il dottore, così – col cuore che mi moriva in gola – decisi di parlare:  “Abbiamo trovato questo gattino…” 

Il resto non me lo ricordo ma la sera raccontai tutto a mia madre la quale, tra la rabbia e la vergogna, chiamò il veterinario e – a fine telefonata – quando le domandai se il medico si fosse arrabbiato mi rispose: “no, anzi, mi ha detto che sei stata coraggiosa”.

Come mai  a distanza di tanti anni ricordo ancora questa vicenda? Perché molte persone pensano che il coraggio sia l’assenza di paura! Anzi, molto spesso si confonde il coraggio con l’incoscienza e con la sfacciataggine ma in realtà non è né l’una né l’altra cosa.

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La parola coraggio deriva dal latino  coraticum (per cuore) o – secondo alcuni –  cor habeo che significa ho cuore. Il coraggio quindi ha a che fare con il cuore. In che senso? Nel senso che il coraggio si manifesta, o si dovrebbe manifestare, quando ciò che amiamo diventa più importante della paura (e, in alcuni casi, della consapevolezza che fare quella cosa così importante ci farà soffrire). Che si tratti di un principio, di un’idea, di una persona… se ciò che amiamo, se ciò che dentro di noi sentiamo di dover fare diventa più importante della paura al punto da spingerci a superarla – o meglio, ad agire nonostante essa – in quel momento noi abbiamo coraggio.

Il coraggio quindi nasce con l’amore ma si sviluppa attraverso un’azione: il coraggio presuppone che si agisca, spesso correndo anche qualche rischio. Ad esempio, se fai una vita rassicurante ma che ti soddisfa solo per metà perché  dentro di te sai che volevi, e forse dovevi, fare altro e sei disposto a cambiare pur essendo consapevole che correrai qualche rischio, quella è una scelta coraggiosa; oppure se senti di dover dire qualcosa a qualcuno, qualcosa di importante, e hai il cuore che ti muore in gola dalla paura ma gliela dici lo stesso, sei stato coraggioso. Se ti vergogni di cantare ma canti ugualmente davanti agli altri, stai manifestando coraggio. Oppure, se veder morire il tuo cane (o un tuo caro) ti fa soffrire ma decidi di stargli accanto fino al suo ultimo respiro, quello è un grandissimo e nobilissimo atto di coraggio.

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Il coraggio non va quindi confuso con l’incoscienza (e, direi, nemmeno con certe scelte drastiche fatte in momenti di disperazione): chi fa certe azioni pericolose solo per il gusto di farle, cioè senza essere mosso da ideali di amore, non manifesta coraggio bensì incoscienza; allo stesso modo non è realmente coraggioso chi fa azioni forti essendo già forte di per sé (quindi senza che gli costino sacrificio). Il coraggio, per come la vedo io,  è realmente una sorta di sacrificio, è come dire “faccio questo in nome dell’amore. E in nome dell’amore affronto la mia paura/la mia sofferenza/il mio senso di imbarazzo e di vergogna.” 

Il coraggio presuppone spesso di andare contro corrente, di fare qualcosa che i più non farebbero, presuppone che si lotti perché parecchie persone, su certe scelte, ti contesteranno. E lo sai perché ti contesteranno? Perché il coraggio lo sviluppano in pochi e chi ce l’ha, quindi, si attira l’invidia di molti… dei molti che hanno seppellito i propri sogni e il proprio cuore e non tollerano di vedere che tu, invece, non ti sei ancora rassegnato. Ma se tu segui il cuore, agirai anche se avrai paura e se sarai contestato.

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FIORI DI BACH PER STIMOLARE IL CORAGGIO. La floriterapia di Bach mette a disposizione due grandi aiuti per chi sente di essere poco coraggioso: Mimulus e Centaury. Mimulus è per le persone timide, insicure, per chi arrossisce, per chi balbetta, per chi è molto sensibile e pensa sempre di non potercela fare da solo, andando così a cercare l’aiuto degli altri. E’  per chi ha paura fisicamente di esporsi al mondo. –> Per avere maggiori informazioni su questo fiore leggi il mio articolo MIMULUS: il fiore di Bach per chi è timido e pauroso del mondo

Centaury, invece, è per chi il coraggio ce l’ha ma lo reprime per accontentare  gli altri, mettendo se stesso in secondo piano, fino quasi a diventare un servo. —> Per approfondire questo fiore leggi il mio articolo CENTAURY: il fiore di Bach per chi è “troppo buono”

Questi rimedi danno, a chi li assume, la consapevolezza che si sta sbagliando e lo stimolo giusto per cambiare.

Chi vuole iniziare a sviluppare il coraggio dovrebbe darsi degli obiettivi all’inizio piccoli e raggiungibili: non si può pretendere che un tipo Mimulus parli in pubblico dall’oggi al domani perché sicuramente non ce la farebbe, però egli può provare, ad esempio, a prenotare quell’appuntamento che tanto voleva prenotare, senza far parlare l’amica al telefono. Magari l’amica farà da incoraggiamento e sarà presente, ma senza agire lei al posto dell’altro. E dopo che Mimulus  avrà fatto quella telefonata si sentirà così orgoglioso di sé che gli verrà spontaneo porsi un obiettivo più alto perché “sì, io ce la posso fare!”

CONCLUSIONE. Il coraggio chiama altro coraggio; invece la paura, il restare fermi, il rimandare, bloccano la persona portando altra paura. Più si sviluppa il coraggio, più esso aumenta, quindi quel tremore che si prova all’inizio piano piano svanirà e si diventerà sempre più coraggiosi. Ma soprattutto si diventerà sempre più fieri di se stessi e sempre più felici. Il coraggio infatti fa guadagnare molta autostima e l’autostima, a sua volta, ripaga facendoci sentire forti.  E se vogliamo essere felici, se vogliamo essere orgogliosi, se vogliamo vivere davvero… conviene scegliere il coraggio. 

“Non è perché le cose sono difficili che non osiamo, è perché non osiamo che sono difficili.” (Lucio Anneo Seneca)

Autrice: Dhyana C. – Verde speranza blog (www.verdesperanza.net)

NB. Questo articolo, sebbene riporti come anno di edizione il 2018, è stato scritto nel 2017 ed era già pubblicato sul Verde speranza blog ospitato da Wix e Altervista. – Ultimo aggiornamento all’articolo: 20 gennaio 2020, ore 00:22.

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