“[…] vedendo quei bambini travestiti da adulti mi ero reso conto che il bambino non muore mai: ogni essere umano, se non ha portato a termine un certo lavoro spirituale, è un bambino travestito da adulto. E’ meraviglioso essere bambini quando si è bambini ed è terribile che in tenera età qualcuno ci obblighi a comportarci da adulti. E’ terribile anche essere bambini quando si è adulti. Maturare significa mettere il bambino al suo posto, lasciarlo vivere dentro di noi non come un comandante ma come un seguace. Lui ci apporta lo stupore quotidiano,  la purezza nelle intenzioni, il gioco rigeneratore ma non deve mai convertirsi in tiranno.” (A. Jodorowsky – La danza della realtà)

E  infatti è proprio così: il bambino, nell’adulto, dovrebbe essere un amico che ci aiuta a gioire e a stupirci, non una parte di noi che ostacola la crescita personale. Mi capita spesso di parlare con persone che, tutte soddisfatte, fanno una vita da adulti, coerente – secondo loro – con la propria età. Sappiamo tutti che “a una certa età bisogna andarsene di casa”, “a una certa età bisogna andare a lavorare” ecc. Così incontro persone che vivono da sole o in coppia, lavorano, magari hanno anche dei figli. Poi però le osservo attentamente, vedo come reagiscono a certe situazioni, come affrontano gli eventi e no, non ci siamo. L’età non corrisponde. Puoi fare la vita che vuoi ma se non cresci a livello emotivo sarai sempre un bambino, continuerai a reagire alle situazioni nello stesso identico modo di quando eri bambino (fare dispetti, fare la vittima, non accettare le situazioni, non voler crescere, arrabbiarti se qualcuno non ti dà la considerazione che vorresti ecc.) perché – vuoi o non vuoi – lo riterrai vantaggioso. Non crescere a livello emotivo significa rimanere bloccati, significa rifiutare, in un certo senso, di essere realmente adulti. Con tutte le conseguenze che ne derivano.

La vera età di una persona, al di là di quella anagrafica,  è quella emotiva e purtroppo è anche quella che, quando si inizia una relazione sentimentale, nessuno va mai a guardare… così, dopo qualche anno di relazione, ci si ritrova a convivere con più bambini: eventuali figli + il compagno.

Cosa succede quando non si cresce a livello emotivo? Succede spesso che si rifiuta il cambiamento, quel cambiamento che poi la vita ti ripresenterà in maniera sempre più aspra finché tu non cresci e decidi di svolgere  la missione per cui sei venuto al mondo. In poche parole diventa tutto più difficile poiché con le reazioni infantili ci si irrigidisce, ci si impunta, ci si ferma e ciò che dovrebbe fluire resta, il più delle volte, bloccato. La persona non riesce a realizzarsi come dovrebbe. E soffre moltissimo.

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Vorrei inoltre aggiungere che dall’esterno si vede chiaramente quando uno è rimasto bambino, anche se  “è vestito da grande”, poiché  la parte emotiva è quella che maggiormente si emana, è quella che “arriva” prima di tutte le altre. Così uno può anche fare il manager ma magari poi attirerà a sé persone sfruttatrici perché a livello emotivo emana di essere ancora un “bambino bisognoso ed indifeso”.

Crescere emozionalmente è indubbiamente difficile e non è sempre una cosa che si può fare da soli poiché presuppone di disattivare (e trasformare)  quei programmi che sono stati attivati in età infantile e che si sono fissati (es. “se faccio la vittima ottengo amore” quindi in età adulta continuo a fare la vittima, e così via) per sostituirli, finalmente, con risposte da adulto. Per fare questa sostituzione, però, è spesso necessario effettuare un lavoro su se stessi. 

Autrice: Dhyana C. – Verde speranza blog (www.verdesperanza.net)

Ultimo aggiornamento all’articolo: 2 febbraio 2020, ore 15,12.

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