Ci sono persone – anche di mia stretta conoscenza – che dichiarano di aver provato con la floriterapia, ma senza risultato. Quindi è lecito domandarsi: i fiori di Bach funzionano o non funzionano?

La risposta corretta è: funzionano, ma a tre condizioni:

1) devono essere scelti correttamente;

2) il cliente deve essere regolare nelle assunzioni (non deve prendere i fiori un giorno sì e due no) e deve darsi (e dare) tempo al trattamento di funzionare;

3) deve essere sinceramente disposto a cambiare.

Bisogna qui chiarire che in realtà spesso la miscela funziona, ma in una maniera diversa da quella che il cliente si aspettava (questo lo spiegherò più avanti nell’articolo).

E’ necessario inoltre precisare che il lavoro non lo fa solo il fiore ma anche, anzi soprattutto, il cliente: il fiore, quando è scelto correttamente, ha la funzione di aprire un canale otturato per ripristinare la comunicazione con il Sé superiore  (perciò se i fiori non sono esatti non c’è alcun effetto perché il canale era già pulito). Una volta pulito il canale, l’informazione  passa e il cliente la accoglie: da questo  deriva la sua nuova consapevolezza e il cambiamento che lui metterà in atto.

Ma se c’è una resistenza (molto forte) al cambiamento, il cliente questa consapevolezza non la accetterà!  Quindi: può accadere che la miscela sia giusta ma pur di non cambiare si dirà “i fiori non fanno effetto”. Perché dovrebbe esserci resistenza? Perché cambiare presuppone di dover rinunciare a qualcosa che in quel momento “ci conviene” e/o di guardare in faccia qualcosa di doloroso… e spesso si ha troppa paura di questo, anche se ci si rende conto – razionalmente – che il cambiamento sarebbe in positivo. In questa categoria troviamo  soprattutto  molti Chicory tipologici ma non solo: troviamo tutte quelle persone a cui il disagio/il disturbo/ la malattia serve per ottenere vantaggi personali (es. ottenere del denaro, oppure tenere vicino a sé una persona cara che spesso farà resistenza al cambiamento pure lei, e così via). Spesso questo ragionamento circa il vantaggio del disagio è inconscio. A quel punto si potrebbe lavorare, con i fiori di Bach, su una eventuale resistenza ma bisogna sempre ricordare  che il lavoro non lo fa solo il fiore e non si può “guarire” per forza una persona che non vuole “guarire”. Inoltre come ho già spiegato in un altro articolo, io sono dell’idea che sia meglio non forzare certe situazioni e rispettare, con tutto il cuore, il percorso di chi fa una scelta diversa, anche se a noi può apparire sbagliata. 

Altri aspetti:

1) spesso il cliente non è regolare nelle assunzioni o getta la spugna troppo presto perché ha troppa fretta di “risolvere”; nel caso di irregolarità delle assunzioni non ha senso parlare di funzionamento, mentre una fretta eccessiva si può trattare con Impatiens;

2) come accennato in precedenza, spesso i fiori – in realtà – funzionano, ma in maniera diversa da come noi ce l’aspettavamo: la frase “i fiori non hanno funzionato” significa “non ho ottenuto l’effetto che io mi aspettavo”. Perché accade questo? Perché uno stesso fiore può agire su vari versanti; tu lo scegli (o il terapeuta lo sceglie) ritenendo che debba operare su un certo asse, invece lui (il fiore) sa meglio di te che l’asse su cui si deve operare è un altro e quindi ti pulisce un altro canale. Ad esempio una volta lessi su un libro (mi sembra un libro di Orozco, non mi vorrei sbagliare) che fu consigliato Scleranthus per le vertigini ad una cliente (Scleranthus aiuta chi ha le vertigini, essendo il fiore dell’instabilità). Il fiore funzionò, ma anziché agire sulle vertigini (che comunque poi andarono via) agì su una scelta: la signora in quel momento aveva più bisogno di fare una scelta che di superare le vertigini.

I fiori non vanno considerati come un’aspirina in versione green per alleviare semplicemente un sintomo o per migliorare senza un minimo di sacrificio (anche se il cambiamento molto spesso è dolce): essi sono uno strumento per prendere consapevolezza e anche quando agiscono in maniera diversa da come noi ci aspettavamo, il modo in cui agiscono è sempre per il nostro bene (e comunque, anche durante la cosiddetta “crisi di coscienza” non ti portano mai oltre la tua soglia di sopportazione). Chi assume i fiori deve anche, in un certo senso, fidarsi un po’ di loro e sapersi mettere in discussione, dandosi un po’ di tempo. Quanto tempo? Quello necessario. Altrimenti si perde completamente il senso della floriterapia e si abbandonano precocemente dei trattamenti che invece, se portati avanti, darebbero sicuramente dei grandi benefici.

Autrice: Dhyana C. – Verde speranza blog (www.verdesperanza.net)

Per approfondire si leggano questi miei articoli:

Come evolve nel tempo un trattamento con i fiori di Bach

Fiori di Bach: elenco, storia, classificazione

Ultimo aggiornamento all’articolo: 21 ottobre 209, ore 00:25.

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Leggi anche:

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