“Se è naturale non fa male” (ed altri approcci sbagliati)

Mi capita sempre più spesso di sentire persone che cercano “un rimedio naturale” per questo o per  quell’altro. Ovviamente a me  fa piacere sapere che in molti si stanno riavvicinando alla natura e a una visione unitaria dell’essere umano; il problema è che – noto – lo si fa sovente con degli approcci sbagliati.

Vediamo perché.

1) “SE E’ NATURALE NON FA MALE!” Se chiedi (o chiedo) “perché vuoi un rimedio naturale?” la risposta quasi sempre è “perché non fa male” o “perché non ha controindicazioni”. Non è così. In natura esistono sostanze che possono essere velenose se prese in determinate dosi, altre per noi sono velenose  a prescindere e altre ancora vanno assunte solo in un determinato modo. Ricordo un mio amico che quando lo conobbi aveva un piede molto gonfio ed irritato; dopo averci preso un po’ di confidenza gli chiesi cosa avesse fatto al piede e mi rispose che anni prima, in Senegal,  si fece male e fu curato con una pianta. La pianta era “giusta”, solo che doveva essere bollita prima dell’applicazione. L’operatrice probabilmente non lo sapeva e gli restò il piede tutto rovinato. Questo è solo un esempio,  potrei farne altri ma il succo è: non è vero che naturale= innocuo. Non è affatto vero! Naturale significa che la sostanza acquisita viene da un elemento vivo, così come siamo vivi noi, ma comunque l’assunzione non va presa alla leggera.

2) IL CARATTERE DELLA PIANTA. Quando si prende in considerazione una pianta o una sostanza del regno naturale (all’interno del quale possiamo trovare anche prodotti su base minerale o animale, nonostante io in questa sede mi stia focalizzando solo sulle piante) spesso lo si fa basandosi solo sui suoi principi attivi, cioè sull’azione che viene svolta sul corpo fisico. In realtà le piante, essendo esseri viventi,  hanno delle caratteristiche, delle forze intrinseche per cui anche se può risultare giusta una pianta per quel problema fisico magari è controindicata a livello caratteriale quindi sì, l’aglio fa bene per regolarizzare la pressione  ma se sei un tipo “collerico” (si veda la classificazione tra tipi collerici, malinconici, sanguigni e flemmatici) forse sarebbe meglio non assumerlo. In poche parole non bisogna dimenticare che le sostanze naturali non agiscono solo sul corpo fisico ma anche sui corpi invisibili (almeno per chi ne condivide l’esistenza). Chi vuole maggiori informazioni su questo tema può leggere “Le piante medicinali e l’amore” di J. Huibers e altri libri dello stesso autore.

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3) CONDIVIDERE L’APPROCCIO (O LASCIAR PERDERE).  Volendo allargare un po’ il discorso, sento spesso persone lamentarsi del fatto che “ho provato con l’omeopatia ma non ha funzionato! Poi ho preso il farmaco chimico e sono guarita, quindi l’omeopatia non serve a niente”. E qui viene il bello: molti si rivolgono all’omeopatia come se fosse una bacchetta magica o, peggio ancora, come a volerla sfidare. L’omeopatia funziona a livello energetico, cioè riarmonizza dei campi ma il concetto di malattia è diverso, e quel concetto o lo condividi o non lo condividi.  La medicina convenzionale cerca di sopprimere il sintomo (e riesce a farlo anche molto velocemente), mentre per tutte le terapie energetiche il disagio fisico va anche compreso, perché è lo specchio di un conflitto emozionale o di uno stile di vita errato (in poche parole, secondo l’approccio non sintomatico, senza una reale comprensione del problema non ci sarebbe vera “guarigione” ma solo l’illusione di essere guariti). Quindi sì, se prendi il farmaco il sintomo non c’è più ma se poi non vai più a fondo, se non ti poni le domande giuste c’è il rischio che ti esca qualche altra cosa perché il tuo corpo continuerà ad urlare quel messaggio che tu hai soffocato. Al di là della terapia scelta (allopatica, omeopatica, floriterapica ecc.) sarebbe auspicabile farsi delle domande.

Le terapie energetiche non vanno quindi considerate come un surrogato dei farmaci allopatici in versione light, esse sono invece un supporto profondo che aiuta una persona attiva nel suo percorso di crescita. Il percorso, però,  lo devi fare! Se continui ad incolpare il destino della tua condizione stai ragionando  in maniera materialistica. Quindi prima di avvicinarsi  all’omeopatia e a trattamenti simili bisognerebbe chiedersi  se si condivide realmente l’idea che quel disturbo fisico manifesti qualcos’altro, altrimenti si finisce con lo screditare tutto un ramo terapeutico  quando in realtà è l’utente che ha sbagliato a sceglierlo, non condividendone i princìpi. 

Autrice: Dhyana C. – Verde speranza blog (www.verdesperanza.net)

NB. Questo articolo, sebbene riporti come giorno di pubblicazione il 14 giugno 2018, è stato scritto qualche mese prima era già uscito sul Verde speranza blog ospitato da Wix e Altervista. Ultimo aggiornamento all’articolo: 21 febbraio 2020, ore 21:55.

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