Il naturopata: cosa fa, quando andarci e cosa ha studiato

La naturopatia è un insieme di pratiche volte a mantenere e a ripristinare l’equilibrio psicofisico della persona mediante tecniche energetiche non invasive o comunque del tutto naturali (riflessologia plantare, floriterapia, idroterapia, educazione alla salute ecc.). 

Il naturopata adotta un approccio diverso da quello della medicina ufficiale: egli cerca di ripristinare la  vix medicatrix, cioè di riportare il corpo all’equilibrio iniziale, stimolando l’autoguarigione. A differenza del medico, che si occupa della malattia facendo diagnosi ed intervenendo sul sintomo (quindi sul corpo fisico), lo scopo della naturopatia  è quello di  aiutare la persona  intervenendo prevalentemente sul livello energetico. Inoltre il medico interviene quando il sintomo si è già manifestato mentre il naturopata, attraverso il suo sapere, ha la possibilità di educare il cliente alla prevenzione di eventuali patologie.

Ma quindi, all’atto pratico, cosa fa un naturopata? In generale è consigliabile rivolgersi a questa figura:

1) per comprendere quali forze siano in eccesso o in carenza all’interno del proprio corpo (un intervento di questo tipo può anche essere preventivo poiché secondo la naturopatia gli squilibri energetici si manifestano poi con disturbi fisici);

2) per avere dei consigli sull’alimentazione  (gli alimenti possono essere suggeriti  anche sulla base delle forze che essi smuovono); 

3) per scoprire le aree del corpo in cui si sta manifestando un ristagno energetico (attraverso – per chi la fa – la visione dell’iride e la riflessologia plantare);

4) per avere dei suggerimenti generali sul benessere (combinazioni alimentari, pratiche di vario tipo che aiutano la persona a stare meglio);

5) per integrare un eventuale percorso medico (ad es i fiori di Bach possono essere assunti anche se si stanno prendendo farmaci; in generale i medici sconsigliano i fiori perché ritengono che non siano efficaci ma non vi diranno mai che hanno controindicazioni!);

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Per fare consulenze così personalizzate il naturopata deve ascoltare molto il proprio cliente, cercando di capire bene chi ha di fronte e di cosa ha bisogno.  A livello professionale, quindi, ciò che il naturopata farà non sarà una visita – termine che rientra nell’ambito della medicina  – bensì una consulenza, mista –  talvolta – a  specifici trattamenti che il terapeuta deve essere “abilitato” a fare (es. cromoterapia, pranoterapia, riflessologia plantare) e che effettua sotto la sua responsabilità. Il colloquio  dura circa 40-60 minuti e  costa tra i 50 e i 70 euro.  A fine colloquio il naturopata darà dei suggerimenti (abitudini da modificare e/o pratiche da fare a casa con l’aiuto di rimedi naturali, ad es. assunzione di tisane o tinture, essenze floreali ecc.).

Le materie che studia il naturopata possono variare leggermente in base all’indirizzo della scuola  ma ci sono comunque discipline imprescindibili come anatomia umana, proprietà delle piante e dei cibi, floriterapia, alimentazione, oligoelementi. Al termine del triennio è possibile, per chi lo desidera, effettuare un percorso di specializzazione che può essere, ad es. iridologia, riflessologia plantare, cosmesi naturale, pranoterapia, floriterapia ecc. Non tutte le scuole di naturopatia che esistono sono, a mio avviso, valide: trovo che alcune diano una formazione piuttosto fumosa e in molte sedi ho visto inoltre “predicare bene e razzolare male”. Dipende molto dall’aspirante specialista scegliere quella più adatta a lui, stare attento a chi si rivolge per la sua formazione e costruirsi poi un suo percorso personale.

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Poiché in Italia non è ancora riconosciuta ufficialmente la figura del naturopata, questo lavoro si delinea come consulenza e libera professione non regolamentata secondo la legge 4/2013. Da questa legge è stata poi partorita la norma UNI 11491:2013 che dichiara ciò che è più consigliabile per chi vuole diventare naturopata, ad iniziare dalla formazione: viene suggerito, da questa norma, un percorso  di 1500 ore + 400 di tirocinio. Attualmente non è necessario essere laureati per iscriversi ad una scuola di naturopatia. Va ricordato inoltre che quello del naturopata resta comunque, a tutt’oggi, un mestiere non riconosciuto dallo Stato, di conseguenza, sebbene sia auspicabile omologarsi alla norma UNI, questa non è ancora strettamente vincolante (lo scopo della normativa è, in sostanza, quello di iniziare a standardizzare  il profilo formativo e professionale di questi operatori). 

Una cosa molto importante, che spesso viene sottovalutata, è che la naturopatia è – e deve essere – innanzitutto uno stile di vita (in primis per il terapeuta stesso); inoltre ci si aspetta che chi sceglie di andare dal naturopata abbia voglia di riflettere su se stesso, di crescere, di mettersi un po’ in discussione, di capire profondamente dove si trova e dove è arrivato.  Scopo della naturopatia, infatti, non è di servire passivamente il cliente ma di aiutarlo e di guidarlo affinchè sia lui stesso a migliorare; il naturopata è sostanzialmente un educatore e un accompagnatore.

Autrice: Dhyana C. – Verde speranza blog (www.verdesperanza.net)

NB. Questo articolo, sebbene riporti come anno di edizione il 2018, è stato scritto nel 2017 ed era già pubblicato sul Verde speranza blog ospitato da Wix e Altervista. – Ultima modifica all’articolo: 3 luglio 2020, ore 08:52.

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