“Ognuno è artefice del proprio destino”: fino a che punto è vero?

“Negare il destino è arroganza, affermare che noi siamo gli unici artefici della nostra esistenza è follia: se neghi il destino la vita diventa una serie di occasioni perdute, un rimpianto di ciò che non è stato e avrebbe potuto essere, un rimorso di ciò che non è fatto e avremmo potuto fare, e si spreca il presente rendendolo un’altra occasione perduta.”
– Oriana Fallaci (Un uomo)

L’uomo è artefice del suo destino oppure no? Possiamo davvero superare tutti i nostri limiti oppure no?
Oggi viviamo in un’epoca in cui ci sentiamo spresso dire “supera i tuoi limiti” oppure “i limiti esistono solo nella nostra testa”. No limits è uno slogan molto diffuso al giorno d’oggi ma  secondo me dire che l’uomo non ha limiti è aberrante e pericoloso perché siamo esseri umani; per quanto possiamo avere in noi una scintilla divina abbiamo dei limiti, che ci piaccia o no. E accettarli (e possibilmente – addirittura – amarli) è a mio avviso il primo passo verso la felicità perché per essere felici bisogna accettarsi, stimarsi ed amarsi.

“E se ancora non abbiamo raggiunto i nostri obiettivi, l’ideologia del “no limits” ha subito una spiegazione pronta: non siamo stati sufficientemente determinati! […] Questa ideologia parte dal concetto che i risultati raggiungibili siano illimitati e che esista un’uguaglianza di fondo, vale a dire punti di partenza identici per tutti: le stesse capacità e doti, le stesse condizioni fisiche, sociali e di salute, le stesse opportunità, gli stessi vantaggi e ostacoli lungo il cammino della vita. Questa idea di apparente uguaglianza viene poi scaltramente sfruttata per prendere le distanze dalla reale ingiustizia sociale: “Se non ce l’hai fatta è solo perché l’hai voluto tu!”.

 – R. Sellin (Le persone sensibili sanno dire di no)

Foto by Pixabay

Non voglio dire che l’uomo non debba migliorarsi, è chiaro che bisogna crescere e cercare di maturare e migliorare laddove si può, ma sempre tenendo a mente che siamo esseri umani e che in ogni momento della nostra vita abbiamo dei limiti, limiti che possono mutare da periodo a periodo, ma che comunque ci sono. E non è assolutamente vero che l’uomo può fare tutto se lo desidera, questa è un’altra grande bugia che ha contribuito a creare masse di megalomani incalliti convinti di  essere Dio sceso in terra, per poi rimanere delusi al primo fallimento.
Questa megalomania nasce dalla convinzione che l’uomo, con il suo libero arbitrio e gestendo i propri pensieri, possa essere l’unico grande artefice del suo destino. Beh, un tempo lo pensavo anch’io ma dopo aver letto alcuni libri (tra cui Il codice dell’anima di Hillman) e fatte le dovute riflessioni ed esperienze di vita, ho cambiato idea. Secondo me l’uomo, anche laddove ritiene di essere libero, non è libero proprio per niente. Credo fortemente che la nostra sensazione di libertà sia illusoria, sebbene noi la percepiamo come reale.
Perché illusoria? – vi starete chiedendo. Perchè siamo influenzati da troppe, troppe cose per poterci definire veramente liberi nelle nostre scelte. E soprattutto, le influenze a cui siamo sottoposti sono di due tipi: quelle di cui siamo consapevoli e quelle di cui non siamo consapevoli. Queste ultime non si fanno vedere, alimentando ancora di più la nostra illusione di libertà, ma ci sono eccome.

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Quindi, da cosa siamo influenzati? A livello consapevole – quindi visibile – dalla cultura di apprtenenza, dalla famiglia, dalle esperienze passate, da ciò che abbiamo studiato, dalle nostre paure e dai nostri desideri (spesso egoici); a livello inconsapevole dall’inconscio, dal karma (per chi ne condivide l’esistenza), dagli antenati (secondo la psicogenealogia), da ciò che abbiamo deciso prima di nascere (per chi ci crede) – e queste ultime scelte contengono anche il destino, nell’accezione degli eventi che “ci capitano” senza che noi possiamo opporci.

“Prima dell’incarnazione, l’angelo Kindel, responsabile della vostra evoluzione, si incontra con voi per discutere i bisogni, i desideri e le conseguenze karmiche della vostra vita successiva. Egli prepara, quindi, il Dischetto dell’incarnazione, in cui registra tutti i dati riguardanti il vostro destino – le persone importanti che conoscerete, i fatti principali, quali le crisi spirituali, i problemi di salute, fra cui la durata della vostra esistenza, e il debito karmico, che resta da saldare.

-K. Marooney (Sotto le ali degli angeli)

Ma non è finita, perché siamo influenzati anche dal nostro daimon, e forse questa è l’influenza più interessante. Cos’è il daimon? Il daimon, di cui Hillman  parla nel suo meraviglioso libro Il codice dell’anima è, praticamente, lo scopo della nostra vita, ciò che siamo venuti a fare, nel senso di realizzazione personale. Questo daimon – che ha fare con il nostro talento – ci influenza nelle scelte, nei disagi, nei bisogni e spinge per essere realizzato. Tutto ciò è molto romantico ma mi sembra chiaro che se passiamo la nostra vita a servire il daimon, di libero arbitrio ne resta ben poco.

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Allora – ci si chiederà –  il libero arbitrio proprio non esiste? Possiamo rimanere passivi a lasciare che gli eventi accadano? Anche questo atteggiamento è a mio avviso sbagliato perchè ogni vita – per chi condivide l’idea della reincarnazione – è un’opportunità per evolversi e noi dobbiamo impegnarci per meritare questa evoluzione.

“Per quanto possa sembrare che tutto sia prestabilito, ricordate che VOI avete un ruolo importante nella vostra evoluzione: potete ripetere i vecchi comportamenti o dedicare la vostra vita al processo di liberazione. Prendetevi la responsabilità di voi stessi e siate determinati a eliminare quanto vi tenga prigionieri in una vita inadeguata, il che richiede un atteggiamento di onestà ispirata all’amore, ma anche alla durezza.”

-K. Marooney (Sotto le ali degli angeli)

Quindi, anche se ci sembra che il nostro spazio d’azione sia ridotto, anche se ogni “avrei potuto fare di più” non ha molto senso visto che ogni cosa – alla fine – va come deve andare, noi dobbiamo fare il possibile per andare incontro alla vita vera, per liberarci da ciò che non fa più per noi, per fronteggiare con consapevolezza gli eventi che incontriamo, anche perchè se non fossimo in grado di affrontare certi eventi, essi non ci accadrebbero nemmeno. Questo è, a mio avviso, il nostro spazio d’azione: l’impegno quotidiano a vivere pienamente – con umiltà e dignità – tutto ciò che non possiamo cambiare; l’impegno ad amarci, a rispettarci e ad essere noi stessi, rimanendovi fedeli. L’impegno ad intervenire – se necessario – anche se il nostro intervento dovesse rivelarsi apparentemente inutile. Questo sì che è importante! Sembra poco? Sembra facile? Per me non lo è, anche perchè forse è l’unica cosa che davvero possiamo fare.

Autrice: Dhyana C. – Verde speranza blog (www.verdesperanza.net)

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