Quelle prigioni scambiate per libertà (cosa significa essere liberi?)

Ho passato tutta la prima parte della mia vita a pensare che essere liberi significasse non legarsi in maniera troppo impegnativa (e a lottare con tutte le mie forze in difesa di questa presunta libertà). A pensarci adesso, forse non ero completamente in torto giacché quando una persona non sa ancora bene chi è e che cosa vuole, fa bene – forse – a non fermarsi più del dovuto in un posto, a non vincolarsi troppo, a non prendere impegni poco convincenti. Fa bene – secondo me – a cercare se stessa dappertutto, in ogni piccolo anfratto del mondo e della propria anima.
La profonda ricerca di me stessa e il cercare di stabilire un contatto disperato con la mia anima mi hanno fatto fare molte cose… il tutto condito di quel senso di insoddisfazione (che puntualmente dopo qualche anno arrivava) e di quella precarietà che in un primo momento era molto affascinante… perché mi dava l’illusione di essere libera… ma poi… “libera da cosa?”
Questa domanda me la sono posta una sera dopo aver scritto ad un’amica: “alla fine la mia libertà è diventata la mia prigione”. Se la libertà era diventata una prigione, vuol dire che forse non era davvero libertà. E in effetti spesso è così, o comunque va a finire così: che noi scambiamo una trappola ben vestita per la libertà, cioè la confondiamo con una gabbia dorata piena di circostanze che all’inizio sono allettanti e ci fanno comodo (perché magari abbiamo ancora dei conti in sospeso con noi stessi e con il nostro passato), ma poi non si riesce ad uscire. E’ come stare sulle sabbie mobili, come un vortice che ti risucchia e ti paralizza, che è proprio tutto il contrario della vera libertà. Così – nella nostra vita – succede che noi pensiamo di essere liberi solo perché abbiamo la possibilità di andare via e poi eventualmente di tornare… cioè solo perché non costruiamo – o non riusciamo a costruire, pur volendo – dei legami profondi (e non intendo solo legami affettivi, intendo legami di vario genere). Tuttavia ho notato che il più delle volte, in realtà, più che senza legami siamo senza radici. Ed è proprio questo l’inganno: crediamo di essere liberi e invece la mancanza di radici e di legami, la mancanza di impegni seri… ci rende schiavi di un continuo girovagare che poi alla fine ci si ritorce contro perché vuoi o non vuoi…  fa soffrire.

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“Ho capito una cosa: che io ho dei buchi dentro di me. Sento proprio i buchi!” – dissi una sera alla mia coinquilina, una decina di anni fa. “No, – rispose lei – tu non hai i buchi: tu hai le voragini.” Eh sì… io – che mi riempivo la bocca della parola libertà – avevo le voragini perché mi sentivo senza radici, lei lo aveva capito prima di me. Come poteva il mio “albero” svilupparsi verso il cielo se non c’era nemmeno una radice sotto terra?  Di quale libertà stavo parlando?
Ed ecco che allora, con il passare del tempo, ho capito che la vera libertà passa attraverso le radici e poi attraverso la volontà, cioè il decidere una cosa e farla fino in fondo; ciò non significa diventare schiavi di alcuni rapporti – occhio! – significa che per arrivare a realizzarsi è necessario prima o poi fare un patto, una promessa, prendere una decisione seria ed investire molto in quella cosa affinché quella cosa diventi sempre più importante.  E’ necessario  avere un’idea chiara di chi si è e da dove si viene, cioè aver curato le radici, togliendo metaforicamente tutti i vari “parassiti” (paure, dipendenze ecc). Se non si fa questo non si cresce e quindi non si diventa liberi perché si resterebbe schiavi dei vecchi schemi.
E allora cos’è la libertà? La risposta era molto semplice tanto vera e mi è arrivata leggendo questa citazione: “Libertà è compiere atti motivati solo dall’amore ” (R. Steiner). E in effetti è così, è stato sempre così, niente di più facile. E se un impegno lo si prende perché si è motivati dall’amore allora anche in quell’impegno c’è libertà; se una scelta la si prende di propria iniziativa, senza paure e senza condizionamenti, si è comunque liberi. Non è l’impegno a togliere la libertà, bensì la mancanza di amore nell’eseguirlo.
Quindi libero è chi può scegliere in maniera integra cosa fare e cosa dire, chi può scegliere con amore di essere fedele a un luogo, a una persona, a un lavoro, a un progetto. Libero di poter dire finalmente, dopo tanto peregrinare, “io abito qui: questa è casa mia perché qui c’è il mio cuore.”

Autrice:  Dhyana C. – Verde speranza blog (www.verdesperanza.net)

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