I talenti: cosa sono, a cosa servono e come gestirli nei bambini DOTT.SSA L. DHYANA CARDARELLI, 9 Gennaio 202511 Dicembre 2025 VUOI SCOPRIRE A COSA SERVE OGNI FIORE DI BACH E ALCUNE COMBINAZIONI UTILI DA PROVARE SUBITO? SCARICA IL MIO PDF GRATUITO! 💌 Cos’è un talento?Un talento è un dono; per chi crede nelle vite precedenti, i talenti sono quelle cose che abbiamo imparato nelle altre vite e che ora “ci vengono facili”.Detto in altre parole, il talento è una cosa che riesci a fare bene, che ti piace e che al tempo stesso non ti richiede fatica, mentre altre persone – in confronto a te – per raggiungere i tuoi risultati devono lottare di più.Normalmente i talenti si notano durante gli anni delle scuola primaria, tuttavia ce ne sono altri che si manifestano in età più adulta poiché – per venire fuori – necessitano di una certa maturità data dalle esperienze.Ora però ascoltami bene: per capire che altre persone – in confronto a te – devono faticare di più, tu hai bisogno del confronto con gli altri, giusto?Questo significa che fino a quel momento, fino a quel confronto, tu non sai che quella cosa che ti piace così tanto è un talento. E allora come la chiami? Come ti ci relazioni?Semplicemente non la chiami: godi di essa, ne trai piacere, hai una relazione con quest’attività, la tratti quasi come un amico, vero?Ecco, è molto importante capire questo, perché spesso succede che i genitori rovinano – senza volerlo e senza accorgersene – questa relazione così importante (tra il bambino e il suo talento), questo legame così prezioso, per via della loro visione da adulti: un genitore che sente sua figlia di 7 anni cantare benissimo capisce subito che quella bimba ha un talento ma in realtà quella bambina, in quel momento, ha solo bisogno di stare con il suo canto, non gliene importa niente di essere la più brava.Foto di Ri-Butov, da PixabayIl motivo per cui sto scrivendo quest’articolo è che ci sono alcune cose che bisogna sapere riguardo i talenti: molti, infatti, pensano che i talenti debbano essere necessariamente usati per il successo professionale; questo può essere vero – e ovviamente è consigliabile – tuttavia nella mia esperienza personale, di cui ti parlerò più avanti, ho avuto modo di capire che non tutti i talenti “servono” in questa vita per il successo lavorativo.Essendo attività che – si presume – abbiamo imparato nelle vite precedenti, alcuni di questi talenti li abbiamo già usati con successo nelle esistenze anteriori: quella bambina bravissima a cantare non è detto che in questa vita debba diventare un punto di riferimento nel panorama musicale nazionale perché magari lo è già stata nel 1700 e in questa vita il canto è semplicemente – per lei – un diletto.E come si capisce questo? Come si capisce se un talento va usato anche per il successo personale? Secondo me lo capisci perché – semplicemente – non senti lo stimolo di “scolarizzare” questa tua capacità, di investire in essa; la tratti – cioè – come un hobby. E questo è un aspetto.Il secondo aspetto su cui voglio soffermarmi ha a che fare con il modo in cui i genitori (e in parte anche gli insegnanti) si interfacciano con i talenti dei figli e degli studenti, proiettando su questi talenti delle aspettative e dei desideri che non sono dei ragazzi ma sono i loro. Così facendo si creano dei grossi danni a questi bambini perché si generano dei blocchi che possono durare molti anni.Infatti a volte, anche se in maniera “ingenua”, i genitori si vantano cosí tanto dei talenti dei figli che creano in loro uno spiazzamento.Foto by PixabayTorniamo alla bambina che sa cantare: lei non sa di saper cantare finché qualcuno glielo comunica. Fino a quel momento lei canta e basta.Poi arriva qualcuno che le dice che è brava; fin qui tutto okay, magari la bimba è contenta di ricevere delle lodi, ma se quell’adulto va oltre e inizia a trattarla come un trofeo da mostrare ad amici e parenti, se inizia a rovinare quel rapporto così intimo tra la bimba e il canto iniziandole a chiedere di cantare in pubblico o chiedendole di andare a scuola di canto, pur agendo per il bene della figlia rischia di congelarne il talento e – peggio ancora – di farle odiare il suo amatissimo canto.Perché ti dico questo? Perché a me è successo così e perché avendo lavorato a lungo con i bambini ho visto spesso questa dinamica.Io da piccola mi sedevo al pianoforte e suonavo (pur non avendo mai studiato musica) ma suonavo per me, non per gli altri. La musica mi dava un grande divertimento e, soprattutto, mi dava intimità.Io volevo solo stare col mio pianoforte, non sapevo di essere brava, non volevo dimostrare niente a nessuno. Poi sono arrivati gli adulti e, seppur con le migliori intenzioni, hanno rovinato quella bellissima amicizia: quando ho iniziato a “dover suonare per gli altri”, a “far sentire quanto ero brava”, ad “andare a scuola di musica cosí diventi ancora piú brava”, a “fare il saggio”, quando sentivo telefonate in cui ci si vantava tanto di me e quando – anni dopo – mi fu chiesto di andare al Conservatorio sennò “un giorno te ne pentirai” mi sono sentita cosí incompresa che ho smesso di suonare e non ho piú toccato un pianoforte per 30 anni, perché io volevo suonare a modo mio e non secondo “la scuola”.Lodare un bambino va bene ma se egli non manifesta spontaneamente un desiderio (ad es. “voglio fare il cantante/voglio fare il musicista”) non è giusto inculcarglielo poiché, come fece notare la cantante Elisa (per restare in tema di musica), nessuno è tenuto a soddisfare un desiderio altrui.Foto da PixabayUn giorno ho sentito una mamma dire a suo figlio: “tu ci devi dare tante soddisfazioni”. Mi chiedo: ma perché? Ma perché non li lasciate in pace questi figli? I bambini devono fare i bambini e gli adulti devono fare gli adulti. Quando i ragazzi avranno 12- 13 anni e dovranno iniziare a scegliere un indirizzo per le scuole superiori allora si potrà parlare di come usare eventuali talenti ma fino a quel momento e fino a quando i desideri non sorgono in maniera spontanea è meglio non inculcare niente ai ragazzi, è meglio non forzare nulla perché si può causare un blocco come quello che ho avuto io.Ognuno di noi ha vari talenti e non tutti devono essere scolarizzati a fini professionali, non tutti vanno condivisi pubblicamente con gli altri. La scelta di investire su uno o sull’altro deve essere, però, personale e non influenzata da altre persone. Un bambino che sa suonare spontaneamente non è detto che in questa vita debba (o voglia) fare il musicista, e fidati: i bambini sanno benissimo cosa devono fare, fino a quando qualcuno non insinua in loro dubbi e incertezze, danneggiando il loro percorso di vita.Autrice: © dott.ssa Dhyana Cardarelli – Verde speranza blog (www.verdesperanza.net). Tutti i diritti riservati. E’ severamente vietato riprodurre qualsiasi testo del blog altrove – anche modificando le parole – senza citare la fonte. Se vuoi approfondire il tema dei talenti tardivi guarda il video dello psicoterapeuta Michele MezzanotteLeggi anche:Autosabotaggio: cos’è, come riconoscerlo e i fiori di Bach per affrontarloL’importanza dell’ambiente socialeQuando ti dicono che hai una resistenza al cambiamentoNon ti giudicano (a parole) ma ti fanno sentire giudicato/a VUOI SCOPRIRE A COSA SERVE OGNI FIORE DI BACH E ALCUNE COMBINAZIONI UTILI DA PROVARE SUBITO? SCARICA IL MIO PDF GRATUITO! 💌 Se ti è piaciuto quello che ho scritto condividilo! capire se stessi e gli altri bambinicapire i bambinicapire i bisogni dei bambinicapire il bambinoorientamentoorientamento nel lavoroorientamento nella vitaorientamento scolasticotalentiusare i propri talenti