Jung: la separazione da Freud e l’idea di inconscio collettivo DOTT.SSA L. DHYANA CARDARELLI, 14 Giugno 201826 Giugno 2026 🍀 FIORI DI BACH: CLASSIFICAZIONE, SPIEGAZIONE E COMBINAZIONI - SCARICA IL MIO E-BOOK GRATUITO! 💌 «Ho ancora vivo il ricordo di ciò che Freud mi disse: “Mio caro Jung, promettetemi di non abbandonare mai la teoria della sessualità… dobbiamo farne un dogma, un incrollabile baluardo… Con una certa sorpresa gli chiesi: “Un baluardo, contro cosa?” Al che replicò: “Contro la nera marea di fango” e qui esitò un momento, poi aggiunse “dell’occultismo.” Innanzitutto erano le parole “baluardo” e “dogma” che mi avevano allarmato; perché un dogma, e cioè un’incrollabile dichiarazione di fede, si stabilisce solo quando si ha lo scopo di soffocare i dubbi una volta per sempre. E questo non ha nulla a che fare col giudizio scientifico, ma riguarda solo un personale impulso di potenza.Fu un colpo, che inferse una ferita mortale alla nostra amicizia. Sapevo che non avrei mai potuto accettare una cosa simile.»Queste parole di C. G. Jung (1875-1961), tratte dal libro Ricordi, sogni, riflessioni ci indicano chiaramente il motivo per cui lui, medico svizzero e fondatore della psicologia analitica, si discostò da Freud – di cui inizialmente era allievo. Freud aveva infatti un modo esclusivo di vedere l’inconscio: per lui nell’inconscio ci sono solo traumi, soprattutto sessuali; per Jung invece l’inconscio contiene tutto ciò che non si è potuto esprimere quindi sì, ci saranno i traumi, ma ci saranno anche tantissime potenzialità (creatività artistica, assertività ecc.). Possiamo dire quindi che Freud guardava al passato e ci guardava con dolore, Jung invece era più possibilista ed ottimista. Questo approccio gli veniva probabilmente anche dai suoi numerosi ed eterogenei studi sui vari ambiti delle scienze umane: psicologia, astrologia, mitologia, antropologia culturale, filosofie orientali. Foto by PixabayIl pilastro della psicologia analitica è l’idea dell’inconscio collettivo, popolato dagli archetipi. Gli archetipi sono dei princìpi (il cosiddetto piccolo popolo) comuni a tutti gli uomini e si manifestano a noi attraverso delle immagini simboliche (come succede spesso nei sogni). Esempi di figure archetipiche sono: la dea madre, il cercatore, il giullare, il sovrano, l’innocente, l’orfano, il guerriero, il vecchio saggio, ma anche il bosco, il viaggio, il regno ecc. L’archetipo del guerriero potrebbe manifestarsi oniricamente con un soldato, quello dell’orfano con un bambino abbandonato, quello del vecchio saggio con un nonno e così via. Noi non abbiamo, quindi, esperienza dell’archetipo in sé e per sé ma del rispettivo simbolo. Nessuno ha mai dimostrato l’esistenza degli archetipi ma si ritiene che l’inconscio collettivo sia qualcosa di innato, mentre quello individuale si plasma – chiaramente – attraverso la crescita dell’individuo.Secondo l’approccio junghiano, se gli archetipi si attivano in maniera sana si avrà un complesso sano, se si attivano in maniera non sana si avrà un complesso che potrebbe portare ad una nevrosi. Per Jung quindi il complesso c’è sempre, perché serve a far sì che l’archetipo possa manifestarsi nella nostra vita; è il modo di viverlo che fa la differenza: ad es. una madre manipolatrice, che ricatta emotivamente i figli facendo venir loro i sensi di colpa sta vivendo in maniera negativa il complesso relativo all’archetipo della dea madre; armonizzandosi lo vivrebbe in maniera sana.Foto da PixabayPer Jung la totalità della psiche si chiama Sé ed è composta da:– io (o ego): è la parte cosciente, diremmo la nostra personalità più autentica;– persona: è la parte di noi che mostriamo agli altri (in termini astrologici la definiremmo ascendente);– animus: è l’energia maschile che si manifesta con l’azione, l’autocontrollo, la razionalità, la costanza, la capacità di prendere decisioni, la volontà, la fermezza;– anima: è l’energia femminile che si manifesta con l’accoglienza, l’ascolto, l’empatia, l’accudimento, l’alleanza, la ricettività, il sentimento, il presentimento;– ombra: è l’inconscio personale, pieno di ricordi più o meno belli, ma anche di potenzialità represse perché sgradite all’ambiente circostante. L’ombra si manifesta soprattutto attraverso i meccanismi di proiezione e di difesa. E’ importante incontrare e conoscere la propria ombra altrimenti non si cresce.Foto by PixabayJung riteneva che nella prima parte della vita sia molto importante sviluppare l’Io affinchè possiamo essere indipendenti e staccarci dai genitori; nella seconda parte della vita invece – secondo lui – bisogna sviluppare il Sé cioè capire cosa davvero vogliamo fare, seguire le nostre vocazioni e realizzarci pienamente. Si potrebbe dire, quindi, che sviluppare il Sè equivalga a sviluppare la nostra vera natura. E’ molto importante fare questo nella seconda parte della vita: se non ascoltiamo il nostro Sé esso ci manda segnali attraverso sogni, incidenti e disturbi fisici.Autrice: dott.ssa Dhyana Cardarelli – Verde speranza blog (www.verdesperanza.net)———————————–© Dott.ssa Dhyana Cardarelli – Verde speranza blog (www.verdesperanza.net). Tutti i diritti riservati. E’ severamente vietato riprodurre questo testo altrove – anche modificando le parole – senza citare la fonte. ——————————————–Leggi anche:Conoscere la propria vocazione e realizzarsi: il fiore di Bach WILD OATFloriterapia psicodinamica: cos’è e su cosa si basaDifferenza tra counselor, psicologo e psicoterapeutaL’amore bisognoso (e manipolatorio): le caratteristiche e il fiore di Bach CHICORYe il libro Ricordi, sogni, riflessioni, di C.G. Jung 🍀 FIORI DI BACH: CLASSIFICAZIONE, SPIEGAZIONE E COMBINAZIONI - SCARICA IL MIO E-BOOK GRATUITO! 💌 Ti è piaciuto quest'articolo?Allora resta in contatto con me:riceverai una mail ogni 10 giorni (ogni volta che pubblicherò un articolo nuovo) e in più...regali esclusivi, offerte e racconti di vita quotidiana e fiori di Bach! 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