L’elaborazione del lutto (e i fiori di Bach più adatti) DOTT.SSA L. DHYANA CARDARELLI, 30 Settembre 202630 Settembre 2026 In che modo ci si ricostruisce la vita dopo un lutto importante? E, soprattutto, è possibile davvero tornare alla vita di prima? QUELLO CHE HO VISTO (E VISSUTO) IO – su di me e su altre persone La morte di una persona cara è un evento profondamente travolgente, per due motivi: 1) perchè le volevi bene/ la amavi (e in realtà continui ad amarla anche dopo) ma materialmente non c’è più e quindi con quell’amore, banalmente, non sai cosa farci: l’amore continua ad esserci ma non puoi trasmetterlo come facevi prima; 2) perchè con quella persona tu avevi una routine, facevi delle cose, e ora devi ricostruirti una vita senza di lei. Foto da Pixabay Mi permetto di dire – anche se forse qualcuno si offenderà – che l’aspetto che fa più male è il secondo (e non il primo!), cioè il ritrovarsi a doversi riorganizzare la vita. Oltre a fare male è anche l’aspetto a cui si impiega più tempo ad abituarsi, poiché l’amore che rimane – se sei una persona spirituale – puoi continuare a trasmetterlo in altri modi, ma la routine… quella no: quella te la devi proprio ricostruire da capo. Per questo motivo – dopo la morte di una persona cara – il periodo più difficile, di solito, è sempre il primo anno: il primo Natale senza di lei, il primo compleanno in cui non puoi darle gli auguri fisicamente, le prime volte in cui vorresti parlarci e ti accorgi che non c’è, le prime feste da solo e tutte quelle volte in cui ti viene da apparecchiare la tavola anche per lei per poi ricordarti che “ah… non è più qui!”. E, soprattutto, il primo anno pesa da un punto di vista fisico, concreto, materiale: perchè non sei abituata a viverti senza quella persona. Quanto tempo ci vuole per abituarsi? Minimo un anno, ma forse anche di più. Passato quel periodo si soffre lo stesso, ma in maniera diversa, nel senso che se si accetta che l’altro se ne è andato (perchè non tutti lo accettano, eh!) dal dolore – piano piano – si apre una luce. Quindi – dicevo – si soffre lo stesso ma l’amore per quella persona inizia a diventare quasi una forza, una motivazione per andare avanti. Foto da Pixabay TEORIE PSICOLOGICHE SULL’ELABORAZIONE DEL LUTTO Sull’elaborazione del lutto hanno scritto vari psicologi, esplicando le fasi che vanno dal dolore e dall’incredulità fino alla nuova vita senza quella persona. Il modello più famoso è quello di Elisabeth Kübler-Ross, la quale spiega che l’elaborazione passa attraverso cinque fasi, che sono: – negazione: ossia il rifiuto iniziale della realtà. La persona, per difendersi dalla sofferenza, rifiuta la realtà, non ci crede che il suo caro sia morto – rabbia: la persona iniza a capire, e subentrano i “Non è giusto, non me lo mertitavo, non te ne dovevi andare proprio ora, perchè è successo?” ecc. – contrattazione: questa è una fase che secondo me – in realtà – non appare sempre. La Kubler Ross spiega la contrattazione come il tentativo di negoziare o patteggiare con Dio per cambiare gli eventi, tuttavia a mio avviso questo non succede sempre (anche perchè non tutti sono credenti) – depressione: la persona ha capito che il suo caro non tormerà e cade in depressione -accettazione: questa è la rinascita, la nuova vita senza lui o lei Foto di Digistasi, da Pixabay Anche lo psicologo John Bowlby, famoso per la teoria sull’attaccamento, suddivide l’elaborazione del lutto in varie fasi. Lui parla di: –stordimento – protesta: la persona non ci crede, è confusa e arrabbiata – ricerca della persona amata – disorganizzazione/disperazione (quando si accorge che la persona amata se n’è andata per davvero) – riorganizzazione della propria vita Foto di Saeid Anvar, da Pexels LE EMOZIONI PRESENTI NELL’ELABORAZIONE DEL LUTTO E I FIORI DI BACH PER SOSTENERE IL PROCESSO Il periodo dell’elaborazione del lutto può avere una durata variabile – all’incirca dura uno o due anni, è un periodo faticoso e che va vissuto dandosi il permesso di esprimere tutte le emozioni. In caso di necessità è bene essere seguiti da un terapeuta. Le emozioni che si vivono durante questo periodo (e a volte anche dopo) sono generalmente rabbia (anche scatti di rabbia), scoraggiamento, disperazione, senso di colpa, nostalgia, senso di smarrimento, difficoltà a lasciare andare. La floriterapia può essere di grandissimo supporto. I fiori di Bach vanno scelti in base allo stato d’animo della persona ma soprattutto in base a come sta rispondendo all’event. Nelle miscele, però sono quasi sempre presenti Star of Bethlehem (per il trauma) e Sweet chestnut (per la perdita di punti di riferimento importanti); possiamo poi trovare Holly per la rabbia e Pine per il senso di colpa. Vanno poi scelti accuratamente i fiori per la fase depressiva (o comunque di profondo smarrimento). Autrice: © dott.ssa L. Dhyana Cardarelli – Verde speranza blog (www.verdesperanza.net). Tutti i diritti riservati. È severamente vietato riprodurre questo testo altrove – anche modificando le parole – senza citare la fonte. Tutte le foto presenti in queso sito, ove non diversamente specificato, sono state scaricate da IStock, Pexels e Pixabay. ———————————————— Leggi anche: “Se non uccide fortifica”: fino a che punto è vero? (fiori di Bach per i traumi) Perché la solitudine non salva un bel niente – parte 1 (e il fiore di Bach RED CHESTNUT) Perché la solitudine non salva un bel niente – parte 2 – La solitudine: fino a che punto fa davvero bene? Perché la solitudine non salva un bel niente – parte 3 – WATER VIOLET: il fiore di Bach per le persone sagge che tendono a ritirarsi dal mondo Per approfondimenti: https://www.guidapsicologi.it/elaborazione-del-lutto Se quest'articolo ti è stato utile, invialo ai tuoi amici! capire se stessi e gli altri fiori di bach elaborazione del luttomorte