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Oggi fare l’Università serve o non serve?

Sono già diverse volte che mi capita di leggere su Facebook post di alcuni professionisti – in particolare coach – che ritengono più efficace l’investimento su una formazione personale (seguire esclusivamente corsi su misura per ciò che si desidera fare) anziché su una formazione universitaria che, a quanto pare, sembra non preparare adeguatamente da un punto di vista lavorativo (tranne che per determinate posizioni).

Ora, c’è una cosa importante da chiarire: fare l’Università è un’esperienza vasta, ricca e complessa e chi la svaluta – a mio avviso – dice una grande bestemmia. Quello che molti non capiscono, infatti, è che l’Università non serve (solo) a trovare lavoro! Essa  forma la persona:

1)da un punto di vista sociale, perché si creano amicizie con individui che hanno i propri stessi interessi e si conoscono i professori (alcune di queste amicizie possono durare tutta la vita e/o trasformarsi in collaborazioni lavorative). Inoltre, per chi frequenta le lezioni fisicamente ed ha la possibilità di prendere una casa, si tratta sovente della prima possibilità per andare a vivere fuori ed  insieme ad altri studenti;

2) da un punto di vista culturale, perché la vera cultura ha un certo spessore e si fa studiando su molto materiale e frequentando certi ambienti (fisici e virtuali), non prendiamoci in giro!;

3) da un punto di vista organizzativo e metodologico, perché bisogna imparare ad organizzarsi le materie, le lezioni, lo studio e – per chi ha una casa lì – le bollette, la spesa e tutto il resto;

4) da un punto di vista personale, perché si cresce e, tranne in gravi casi di insuccesso, la propria autostima aumenta.  E aumenta anche la propria credibilità sociale, una volta che ci si è laureati (e questo – in un certo senso – è anche un rischio, di cui parlerò dopo).

Foto by Pixabay

Oggi c’è davvero tanta superficialità: si vuole fare tutto studiando poco, si pensa di poter ottenere tutto facendo solo pratiche, webinar ed esperienze, senza passare sui libri. Vi sbagliate, perché lo studio serve. Sapere le cose serve. Non basta solo saperle fare, serve anche saperle teoricamente ed averle assimilate.

“Eh, ma tanto Tizio si è laureato e ora fa l’operatore call center!” è una delle tante frasi che spesso sento dire da persone non laureate per screditare soggetti laureati.

Sì, okay, magari Tizio, nonostante sia laureato, fa l’operatore call center però devi considerare che:

-essendo laureato ha la possibilità di poter fare qualcosa di più;

-oggi viviamo in un ambiente lavorativo dinamico dove fa successo chi sa inventarsi qualcosa di nuovo con le competenze che ha. Con questo voglio dire che per chi ha una certa creatività, la cultura non è mai sprecata;

-essendo laureato credo che il modo di presentarsi di Tizio abbia qualcosa in più (spesso sento dire con un certo rispetto: “gurda che quello è laureato!”). Vogliamo forse negare che la laurea sia un titolo di studio alto?

-ottenere una laurea è la dimostrazione – per chi lo capisce! – di saper fare molte cose insieme: per laurearti infatti  devi seguire le lezioni, fare esami scritti e orali – alcuni anche molto difficili -, darli con regolarità, sostenere eventuali bocciature, scrivere una tesi di laurea (la mia tesi alla specialistica era di 160 pagine!!) e discuterla davanti a una commissione. Pensi davvero che non valga niente tutto questo? Allora prova a farlo tu!!

Questa cosa che oggi va di moda l’ignoranza, un’ignoranza così ben sponsorizzata da sedicenti professionisti con una cultura superficiale – e che vogliono farvi credere che è possibile fare molti soldi proprio rinunciando alla cultura – io la trovo spaventosa. Quindi per favore, non venitemi a dire che l’Università non serve, perché è vero, da un punto di vista professionale forse non vi darà subito il lavoro dei vostri sogni e dovrete investire anche su altro – questo mica lo nego! –  ma vi darà molto di più, che vi servirà nella vita: ad esempio vi darà gli strumenti per capire se qualcuno sta cercando di fregarvi oppure no!

Foto di Iqbal Nuril Anwar, da Pixabay

Detto questo, ci sono alcuni aspetti da considerare per quanto riguarda il modo di porsi dopo la laurea, che non dovrebbe mai essere un modo di porsi troppo presuntuoso, infatti se lo studio non è accompagnato da una certa dose di onestà intellettuale e di intelligenza rischia di trasformarsi solo in un mezzo per valorizzare il proprio ego; anzi, come spesso accade, il titolo può diventare anche un’arma per manipolare le persone meno informate.

Alla fine di tutti i miei corsi e percorsi, infatti, ciò che ho imparato è che non esiste una verità assoluta (ognuno si crea la propria); di conseguenza osservo sempre con un certo stupore, misto a diffidenza, quelli che pretendono di avere la verità in tasca solo perché sono qualificati in un determinato campo: “ti dico da maestra che…”, ” da infermiere ti dico che…”, ” da psicologo ti dico che…” come se – siccome quella cosa la dice uno psicologo – debba essere presa per forza come la parola di Dio e tu non abbia alcun diritto di replicare o di presentare una versione diversa dei fatti. E se ci fosse dell’altro? E se magari fossi psicologa anch’io e tu non lo sai? E se forse alla fine ne sapessi anche piú di te?

Foto di Mystic art design, da Pixabay

Occhio: non sto parlando delle esperienze lavorative, perché se – ad es. –  tu hai lavorato per dieci anni con i bambini è ovvio che conosci molto bene le problematiche familiari di oggi e via discorrendo, sto parlando del pensare di avere la verità in tasca e che questa verità debba essere valida per tutti solo perché chi la espone si presenta al mondo con la propria qualifica che, come dicevo prima, lo rende credibile. La credibilità  sociale, però, non deve sfociare nella presunzione: per me questo modo di porsi (“da x ti dico y”) è errato in partenza  perché si dà per assodato che l’altro, di cui spesso si sa ben poco, abbia torto e/o che non abbia nulla da offrire.

Foto by Pixabay

A mio avviso bisognerebbe diffidare anche di chi – dopo aver studiato – “predica bene e razzola male”, un po’ come quelli che cercano di insegnare ai bambini il rispetto della natura e della raccolta differenziata ma poi sprecano davanti agli alunni quintali di carta, dando un esempio contraddittorio  con quanto  veicolato. Che senso ha parlare di ciò che si dovrebbe fare se poi non lo si fa?  Il sapere dovrebbe essere seguito da una certa coerenza pratica, altrimenti restano solo parole inutili. Molti pensano  di poter ispirare gli altri a parole: è vero solo in parte poiché –  da quanto mi risulta – gli altri si ispirano molto di più vedendo fare le cose, e vedendole fare dalle persone che stimano. 

Ecco perché l’istruzione (e qui parlo di istruzione in generale, sia universitaria che non), per essere efficace  deve essere seguita necessariamente da un cambiamento, che deve essere prima di tutto mentale (nel modo di ragionare e di vedere le cose) e  poi anche concreto, cioè nel modo di agire all’interno del mondo. Studiare seriamente significa assumersi delle responsabilità; sarà anche per questo che oggi non vuole farlo più nessuno?

Autrice: dott.ssa Dhyana Cardarelli – Verde speranza blog (www.verdesperanza.net)

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NB. Questo articolo, sebbene riporti come giorno di pubblicazione il 16 giugno 2018, è stato scritto precedentemente (sempre nel 2018) ed era già uscito sul Verde speranza blog ospitato da Wix e Altervista.  – Ultima modifica all’articolo:  28 luglio 2021.

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DHYANA VERDE SPERANZA

Ciao, sono Dhyana e da piccola sognavo di cambiare il mondo ma tutti mi dicevano che non era possibile. Col passare del tempo ho capito che è vero, non è possibile, ma si può partire da se stessi, migliorarsi, crescere ed essere così di esempio - e di aiuto -anche agli altri.
In questo blog condivido con te quello che ho imparato, quello che ho vissuto e come io vedo il mondo!
Scrivimi a info@verdesperanza.net

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