Frequentare chi la pensa diversamente da noi: fino a che punto è possibile?

“Se un uomo non è disposto a correre qualche rischio per le proprie idee, o le sue idee non valgono niente o non vale niente lui.” (Ezra Pound)

Sin da piccoli ci hanno insegnato che bisogna rispettare le idee e il pensiero degli altri e noto che ogni volta che qualcuno si impunta su una posizione viene subito tacciato di essere poco rispettoso o troppo rigido. Perché, di fatto, quella del rispetto è ormai diventata anche un po’ una scusa. Io credo che ci siano dei limiti e soprattutto credo che sia il caso di fare un’importante distinzione: quella tra pensieri e valori perché se è vero che si può frequentare chi la pensa diversamente, non si può – e non si dovrebbe (secondo me) – andare d’accordo con chi ha dei valori differenti (il più delle volte opposti) dai nostri. Il punto è che questa distinzione non la fa nessuno e spesso le persone si sentono in colpa, si vedono accusate di rigidità quando invece stanno solamente, e giustamente, difendendo i propri princìpi di vita.

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Quindi qual è la differenza tra un valore ed un pensiero? I valori sono i pilastri su cui abbiamo fondato la nostra vita (un valore non dovrebbe mai nuocere agli altri) e se sono forti è impossibile passarci sopra. Questo significa che le persone che scegliamo di frequentare, pur avendo idee diverse su certi argomenti, dovrebbero – per coerenza –  avere i nostri stessi valori. Ad esempio, chi frequenta un’associazione LGBT (o chi comunque ne difende i diritti) come fa a frequentare chi sostiene che i transessuali siano dei pervertiti o che utilizza la parola “trans” e “frocio” in modo denigratorio? Un vegetariano che fa questa scelta perchè ama gli animali come fa ad avere una relazione profonda con  uno che nella nostra società fa il cacciatore “per hobby” o che va a pesca? O che decide di mettere su un allevamento di animali che poi andranno a morire? Chi difende il diritto all’istruzione per tutti come può scegliere come amico uno che è favorevole all’espulsione di determinate categorie di bambini (ad es. di quelli non vaccinati) dalla scuola? Potrei fare molti altri esempi ma il senso è: se una persona crede fortemente in un ideale come fa a frequentare chi quell’ideale non solo non lo condivide ma magari lo contrasta pure? … il che è diverso dal rispettare le opinioni. 

Con questo non voglio dire che chi ha ideali diversi sia una cattiva persona, anzi, l’apertura mentale dovrebbe stare – a mio parere – proprio nel vedere altri aspetti dell’individuo (al di là di ciò che non ci piace) e vi porto degli esempi: mio padre, prima che io nascessi, andava a caccia (pratica che io non condivido) ed ho vari ex coinvolti nell’ambito della pesca e dell’allevamento… persone che la vedevano in maniera diversa dalla mia anche su altre questioni. Eppure io voglio tuttora molto bene a loro; posso quindi assicurare che ci si può legare anche a chi ha una sensibilità diversa dalla propria, ma fino a un certo punto: se la differenza di sensibilità è molto forte, se c’è una differenza nei valori (come è accaduto nel mio caso), dopo un po’ si arriva a un limite. Il rapporto a un certo punto si blocca, finisce – oppure si litiga – perché non può funzionare in maniera profonda e non può essere portato avanti solo perché “bisogna rispettare le idee altrui”. La verità è che alla lunga si soffre, non ci si sente capiti e non sta scritto da nessuna parte che si deve accettare di tutto in nome del quieto vivere. Rispettare le idee altrui non significa, infatti, rinunciare ai propri ideali.

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Arrivati ad una certa età è quindi auspicabile, a mio avviso,  fare una selezione consapevole delle proprie amicizie e decidere anche molto bene con chi si vuole intraprendere una relazione sentimentale. Di fronte a certe cose, infatti, non si tratta semplicemente di rispettare chi la pensa diversamente da noi: si tratta di sapere per che cosa si vive e di difendere i motivi per cui viviamo. Se una persona non ha dei valori forti da difendere dovrebbe iniziare a farsi qualche domanda perché di fatto non si può sempre andare d’accordo con tutti e frequentare tutti: chi va d’accordo con tutti evidentemente non sa ancora bene chi è e che cosa vuole, oppure sta fingendo.

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La diversità di valori crea problemi, con il passare del tempo, non solo nelle amicizie ma soprattutto nelle coppie e ancora di più quando si hanno figli. Leggo spesso di coppie in cui uno dei due genitori vuole fare educazione parentale e l’altro no; in cui uno vuole abortire e l’altro no; oppure uno dei genitori è più per la medicina allopatica e l’altro più per i rimedi energetici; o in cui uno vuole vaccinare e l’altro no; o uno vuole battezzare e l’altro no. Qui non sono i pensieri ad essere messi in discussione ma il senso della vita che si vuole trasmettere a questo bambino. Scelte come l’istruzione, la salute, la spiritualità hanno a che fare con i valori dei genitori e a certe cose è bene pensarci prima di fare figli  altrimenti va a finire, come sovente accade, che il genitore più dominante si impone mentre l’altro soccombe per poi essere scontento e frustrato per tutta la vita, sentendosi complice di un modello educativo che non sente suo. 

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I pensieri, invece, sono un’altra cosa: io posso pensare che Gabriele D’Annunzio sia stato un grande poeta, tu puoi pensare che non lo era… oppure io e te siamo entrambi amanti degli animali ma io posso pensare che sia giusto che i cani entrino nei negozi  e tu puoi pensare che invece non debbano entrare. Insomma, i pensieri sono cose  di cui si può parlare, sono modificabili perché non sono i pilastri della vita (tra l’altro questa è la base dell’approccio interculturale: avere gli stessi valori per vivere insieme ma crescere attraverso l’analisi di pensieri e pratiche diverse).

Quindi quando si parla con qualcuno, quando si discute, è bene chiedersi se stiamo parlando dei nostri pensieri o dei nostri valori. E quando qualcuno ci dice che non rispettiamo il pensiero altrui dovremmo chiederci cosa intende questa persona per pensiero. 

“Occorre sbarazzarsi del cattivo gusto di voler andare d’accordo con tutti. Le cose grandi ai grandi, gli abissi ai profondi, le finezze ai sottili, le rarità ai rari.”  (F. Nietzsche)

Autrice: dott.ssa Dhyana Cardarelli – Verde speranza blog (www.verdesperanza.net)

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NB. Questo articolo, sebbene riporti come giorno di pubblicazione il 15 giugno 2018, è stato scritto precedentemente (tra il 2017 e il 2018) ed era già uscito sul Verde speranza blog ospitato da Wix e Altervista.  – Ultima modifica all’articolo: 14 febbraio 2021, ore 21:11.

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9 thoughts on “Frequentare chi la pensa diversamente da noi: fino a che punto è possibile?

  1. Buonasera Dhyana,
    Ho letto alcuni suoi articoli e questo è quello che ha centrato in pieno la domanda che interiormente mi sono posta negli ultimi 10 anni: seguire le mie opinioni e restare isolata o accogliere tutte le opinioni e essere accettata da tutti?
    In questo momento in cui si può essere giudicati e isolati per le proprie opinioni, pur rispettando quelle altrui, trovo difficile instaurare amicizie che sento vere.
    Mea culpa. Nel timore di essere ferita ho finito di concordare con valori e idee che non mi rispecchiano, perché temo che dicendo ad alta voce la mia opinione, che in merito a tanti fattori va controcorrente, io possa essere giudicata e che la piccola città in cui vivo possa in qualche modo schiacciarmi e farmi il vuoto intorno.
    Grazie a lei, trovo il coraggio di scrivere.

    1. Buonasera Anonimo,
      grazie a lei per il suo commento (che percepisco molto aperto e sincero). Posso dirle che la capisco perfettamente perché in effetti il rischio che si corre quando si decide di seguire i propri valori è proprio quello di isolarsi (o venire isolati dagli altri) e quella solitudine può pesare. Le opinioni altrui si possono accogliere; la cosa importante, a mio avviso, è capire bene fin dove ci si vuole spingere con chi la vede in maniera molto diversa su qualcosa che per noi è importante – cioè stabilire dentro di noi un confine da non oltrepassare – e soprattutto avere chiaro qual è lo scopo di quel rapporto. Il concetto di amicizia, infatti, con il tempo cambia (o per lo meno dovrebbe cambiare!) e credo che più si cresce, più sia importante – almeno per certe persone – scegliersi degli amici da cui sentirsi realmente capiti (però non è così semplice, lo ammetto); con tutti gli altri si possono avere altri rapporti: rapporti civili (finché il rispetto è reciproco) ma – appunto – non profondi più di tanto.
      Ho inoltre notato che a volte la forza per dire ciò che si pensa realmente non arriva subito: c’è bisogno di qualcosa (a volte è la rabbia!) che la spinga fuori, ma la cosa bella è che poi, quando ci si mostra per come si è davvero, le persone iniziano a stimarti e spesso si attirano, come una calamita, individui simili.
      La saluto cordialmente e le auguro ogni bene.
      Dhyana (Verde speranza blog)

  2. Mi scusi. Ma non condivido per niente quello che ha scritto. Le relazione umane non dovrebbero essere influenzate da queste dinamiche. Se io voglio molto bene ad una persona perché dovrei accettare che questo bene non sia egualmente corrisposto solo perché sono diverso da quell’altra persona? Se a me non me ne frega niente di tale diversità, perché non può essere lo stesso per l’altra persona solo perché “gli ideali” che questa persegue vengono prima e il sottoscritto (solamente perché non fa altrettanto) dopo? Cosa ho fatto di male per meritare questo trattamento impari? In questo Suo scritto non le viene mai in mente che forse le persone che Lei cita con cui non è disposta a legare più di tanto potrebbero soffrire a causa di questa Sua decisione? Ho come l’impressione che tutto ciò che Lei afferma serva solo a giustificare una gerarchia di valori, scaricando la responsabilità della solitudine di chi non condivide i valori alti a questi stessi. Chissenefrega se soffrono. Se sono soli è colpa loro.

    1. Buonasera Francesco, grazie per avermi lasciato la sua opinione sul blog. Sì, sono consapevole che l’altro può soffrirne e se devo essere sincera dispiace anche a me: ho chiuso con persone con cui uscivo da vent’anni per questa mia posizione e le assicuro che non l’ho fatto con piacere, tra l’altro chi è rimasta sola per un certo periodo sono stata io. Questo per dirle che sono consapevole dei rischi della mia posizione e me ne assumo la responsabilità anche in termini di sofferenza e solitudine, ma di fronte a certe cose non riesco a fare finta di niente. Non riesco a non difendere le cose in cui credo. Questo però non c’entra niente con il bene: forse le potrà sembrare assurdo ma io voglio ancora molto bene a queste persone con le quali ho scelto di non uscire più, perché per me non è una questione di affetto ma di coerenza e di sensibilità. Spero quindi che sia chiaro, dal mio articolo, che la diversità di cui parlo è una diversità di valori dove per “valori” intendo qualcosa che va a toccare la sensibilità profonda della persona. Se ad esempio tu fossi omosessuale e io ritenessi che i gay siano dei pervertiti tu usciresti con me senza che nulla fosse? Credo di no. Credo che ti sentiresti offeso, credo che ne soffriresti, anche se io ti dicessi “non ce l’ho con te ma la penso così”. Ecco, è questo quello che intendo: io credo nell’importanza della diversità ma non credo in un indistinto “volemose bene”. Chiaramente si può essere d’accordo o meno con la mia posizione e non è la prima volta che questa viene criticata, ma per fortuna possiamo non pensarla tutti allo stesso modo. Poi chissà, magari un domani cambierò idea! 🙂
      Un caro saluto e grazie per il commento.
      – Dhyana (Verde speranza blog)

      1. Grazie a Lei per la risposta.
        Mi dispiace, ma per quanto mi riguarda le persone vengono prima dei valori. Anche gli omofobi hanno diritto alla serenità, all’affetto, ad essere amati e compresi e a non sentirsi in difetto per ciò che sono. La vita è una sola e per questo ritengo ingiusto che una qualsiasi persona venga condannata a sprecarla nella solitudine e nella sofferenza solamente perché è politicamente facile e conveniente per altre persone puntare il dito contro quella persona, giudicarla, punirla eccetera. Bisognerebbe superare certi schemi mentali che creano solamente divisioni tra parrocchie che tra l’altro non sono neanche paritarie tra loro. Il primo articolo della Dichiarazione dei diritti umani afferma che tutti gli individui sono liberi e eguali in dignità e diritti e devono agire gli uni gli altri in spirito di fratellanza. Per lei questo è un “volemose bene”?

      2. Mio padre mi picchiava perché a causa dei suoi tanto cari valori, il fatto che la mia condotta non fosse “esemplare” per lui equivaleva a pisciare in testa ai bambini che muoiono di fame in Africa. A scuola venivo trattato dai miei compagni progressisti come uno spreco d’ossigeno in quanto cattolico che non si accodava ai loro discorsi su questioni etiche di larga scala. I valori sono solo la scusa per autoesonerarsi dalla responsabilità di essere comprensivi e compassionevoli, giustificare comportamenti violenti e godere dei benefici dello status di paladino con licenza di offendere e ghettizzare gli “sporchi cattivi”.

        1. Buonasera Francesco. Ciò che ho scritto nell’articolo riguarda il frequentare persone, cioè ho scritto che per me quando si sceglie di frequentare qualcuno bisognerebbe osservare certi criteri, per un discorso di amor proprio. Questo non significa che chi ha valori diversi non debba essere compreso o amato, non ho scritto questo, ma comprendere qualcuno non significa essere tenuti a frequentarlo. Io posso comprendere chiunque, perché siamo tutti essere umani, ma se devo condividere il mio tempo voglio farlo con chi più mi piace. Scegliere chi frequentare non significa che si sta emarginando qualcuno o lo si sta trattando male, significa che uno fa una scelta e la rispetta. Tutto qui. Nulla a che vedere con la mancanza di rispetto, con la mancanza di pietà o con il voler emarginare qualcuno. Non è questo il mio messaggio. La ringrazio per avermi dato modo di chiarire qualche aspetto che magari poteva essere frainteso.
          Un caro saluto,
          Dhyana (Verde speranza blog)

          1. Lei continua a menarla con questo discorso della scelta personale come se fosse personale davvero. Lei ignora che purtroppo questo tipo di scelta legittima quella che è la cultura dominante (e aggiungo anche che secondo me è anche figlia di tale cultura) che divide il mondo tra “buoni” e “cattivi”. Quelli che la pensano in un modo sono cool e meritano di ricevere tutti gli onori, mentre gli altri sono solo spreco d’ossigeno condannati a vivere nel ghetto dato che ucciderli risulterebbe troppo crudele e farebbe saltare il sistema. Lei parla di certi fenomeni come se di base ci fosse parità nella diversità, ma non è vero per niente. Esistono i vincitori che si credono pure apposto con la coscienza e i perdenti. Purtroppo.

          2. Mi dispiace. Ma ritengo che alla base della selettività di cui Lei parla non vi sia alcunché di naturale. È semplicemente la vostra adesione ideologica a rendervi schizzinosi. Se avere dei valori e delle idee significa penalizzare le persone allora che si fottano le idee e i valori. E poi ci si stupisce se tanta gente si suicida.

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