“Uno schiaffo ogni tanto non ha mai fatto male a nessuno”: siamo sicuri?

Ne parlavo proprio ieri in uno dei miei gruppi facebook: questo mito che “uno schiaffo non ha mai fatto male a nessuno” o “una sculacciata ogni tanto bisogna darla” è veramente duro a morire. Ma lo capisco: purtroppo molti tendono a crescere i figli allo stesso modo con cui sono stati cresciuti loro, pensando che quello significhi educare. Io credo che nessuno di noi sia un santo ma la prima cosa a cui porre attenzione dovrebbe essere l’esempio che si dà ai bambini e la qualità del rapporto con loro.

Tanto per cominciare, educare significa tirare fuori, cioè tirare fuori le potenzialità del bambino. Non significa, quindi, reprimerlo o assoggettarlo all’autorità di qualcuno. Perchè – di fatto – schiaffeggiare un bambino, punirlo o sculacciarlo significa semplicemente ripristinare la propria autorità. Pensaci un attimo: tu quand’è che desideri dare uno schiaffo? Quando non ne puoi più! Ecco: quando si dà uno schiaffo, una sculacciata o si ha una qualsasi altra manifestazione aggressiva, la si ha perché si perde il controllo e non si riesce a gestire una determinata situazione. Voglio dire: è colui che perde le staffe che non è capace di gestire quella circostanza (o non è stato capace di gestirla prima, e quindi è arrivato/a a un punto in cui non ce la fa più).

Foto by Pixabay

Ma il bambino non è fesso! Lui capisce perfettamente che il genitore ha perso il controllo e che attraverso quell’azione (schiaffo, sculacciata, punizione ecc.) ritrova quell’autorità che lui – il figlio – con la sua richiesta o atteggiamento gli ha tolto, quindi “dare una sberla ogni tanto”, solo perché si è stati educati così, a mio avviso non è un modo corretto di porsi di fronte a un bambino perchè lui percepisce il genitore come un debole, come uno che non si sa controllare e al tempo stesso inizia ad averne paura.

Inoltre quando si dice “uno schiaffo non ha mai fatto male a nessuno” bisognerebbe anche chiarire cosa si intende con “fare male”. Infatti quel “male” molto spesso c’è, ma non viene ricollegato a certi ricordi. Non è che perché uno sopravvive, allora significa che quello schiaffo ogni tanto non gli ha fatto male! E la rabbia che si accumula dentro, data dal fatto che essendo piccoli non si poteva reagire, non è forse un male? E la cattiva opinione che ci si fa verso il genitore non è forse un male?

Chiaramente nessuno è un santo, ogni genitore fa il meglio che può (e sempre con le migliori intenzioni), l’importante è capire che certe pratiche causano danni a lungo termine, sebbene all’inizio possano apparire produttive. Ma soprattutto bisogna rendersi conto che attraverso certi comportamenti il bambino perde stima nell’adulto e  obbedirà  solo per paura. E un figlio spaventato  a cosa “serve”? Sbaglio o serve solo a farti sentire un po’ più forte?

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Sento spesso dire dai genitori che essi vorrebbero essere considerati i migliori amici dei propri figli, ma questo rapporto bisogna guadagnarselo e passa attraverso la stima. Guadagnarsi la loro stima non è così semplice ma se ci si pone in maniera umile e aperta entrambe le generazioni hanno la possibilità di crescere davvero tanto. Perchè spesso i genitori hanno questo problema: si pongono in maniera un po’ troppo presuntuosa, pensando di sapere tutto loro, solo perché sono adulti. Ma soprattutto si pone poca attenzione alla coerenza. A volte, ad esempio, alcuni genitori ricattano i figli e poi si lamentano quando, divenuti più grandi, sono i figli a ricambiare il ricatto, ricattando a loro volta i genitori! Il punto è che quello che tu fai, lo insegni a fare, quindi poi non ti lamentare se tuo figlio – un domani – userà i tuoi stessi metodi.  A volte dovremmo chiederci come vorremmo essere trattati e iniziare a trattare gli altri di conseguenza.

Autrice: dott.ssa Dhyana Cardarelli – Verde speranza blog (www.verdesperanza.net)

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