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La bellezza tra estetica, antropologia e floriterapia

L’IMPORTANZA DELLE COSE BELLE

“Tutti abbiamo sofferto ma non per tutti è stato invano.”

(Gabriele Policardo)

E proprio perchè tutti abbiamo sofferto sarai d’accordo con me su una cosa: che quando si soffre ci si dimentica delle cose belle, sia perchè ci si concentra solo sui propri mali sia perchè si tende a pensare che quelle cose che fanno sorridere il cuore siano superflue. D’altronde veniamo dalla cultura “prima il dovere e poi il piacere” e quindi il nostro lato Venere (quello che ama il piacere e la bellezza) tende ad essere facilmente sacrificato 1. Oggi tra chi si occupa di crescita personale va “di moda” (passami il termine) fare il diario della gratitudine proprio perchè le cose belle tendono ad essere subito rimosse e a fine giornata abbiamo bisogno di farci tornare alla mente quegli avvenimenti per i quali vale la pena ringraziare.

Ora non so tu, ma io domani faccio 40 anni e dopo aver trascorso gli ultimi 10 anni a sacrificare il mio lato Venere mi sono felicemente nauseata e ho voglia di tornare a vedere la vita con occhi nuovi.

Foto da Pixabay

E non mi crederai ma mi sembra come di essermi svegliata da un lungo sonno. Ad es. oggi pioveva e guardavo il mio ombrello: possibile che per tutti questi anni non mi sia mai accorta che esistano ombrelli molto più carini del mio? Ho sempre pensato “okay, piove, chi se ne frega di avere un bell’ombrello? Basta che mi ripari” e invece proprio perchè lo porto io dovrebbe fregarmene!

Povera Venere, quanto ha sofferto! E quanto soffre in generale, in questa cultura così ancora fortemente improntata ai valori maschili e in cui se curi il tuo lato estetico sei subito etichettata come “una velina” e se pensi al piacere ti dicono che sei superficiale.

Possibile che godersi la vita debba essere sempre considerato un peccato mortale?

Foto di Larsen, da Pixabay

CHE COS’E’ LA BELLEZZA?

Ma le cose, così come le persone, arrivano sempre al momento giusto  così – poco prima di compiere  40 anni – ho conosciuto, “per una fortuita coincidenza”, una consulente di immagine e devo dire che sono stata davvero felice di questa conoscenza che mi sta aiutando a ritrovare il lato piacevole della vita e a riabituare i miei occhi alle cose belle.

“Ecco, che cos’è per te la bellezza?” mi ha chiesto Marisa Dangelo in un incontro di gruppo fatto su Zoom.

Trattandosi lei di una consulente di immagine ho pensato al mio concetto di bellezza estetica, e – certo – per me la bellezza è tutto ciò che ha a che fare con l’armonia, quindi la grazia e la piacevolezza, intesa come la sensazione che ogni cosa sia al suo posto, come pace e serenità in ciò che si guarda.

Ma la bellezza ha a che fare solo con l’estetica?

Foto da Pixabay

Come terapeuta mi è venuto spontaneo, dopo la videochiamata, pormi altre domande: quand’è che si può dire (se si può dire!) che una persona è bella? E quand’è che non lo sarebbe? Perché anche noi operatori del benessere usiamo il termine “armonia”, che usano i consulenti dell’immagine? Abbiamo forse qualcosa in comune?

Ma soprattutto, esiste un concetto universale di bellezza?

Le risposte che mi sono data sono due:

– la bellezza da un punto di vista estetico è un concetto socialmente e temporalmente determinato;

– la bellezza da un punto di vista emotivo, a mio avviso, risponde invece a canoni un po’ più “universali”.

LA BELLEZZA COME CONCETTO SOCIALMENTE COSTRUITO

Da un punto di vista estetico, la bellezza è chiaramente un concetto socialmente costruito. Questa del “concetto socialmente costruito “ è una cosa che all’Università ci hanno ripetuto tante volte, tant’è che alla fine del percorso universitario in antropologia ciò che mi è rimasto è che tutto – più o meno, cioè le risposte umane ai bisogni universali – sia socialmente costruito. Dico più o meno perché “avere una visione antropologica della vita significa dubitare un po’ di tutto”, diceva il prof. Giacché, e io questo dubbio l’ho preso alla lettera, tant’è che a volte dubito persino che tutto sia socialmente costruito…! Ma l’idea di bellezza estetica di sicuro lo è, e ce lo dimostrano due fattori:

– come cambiano i canoni di bellezza nel tempo;

-come cambiano i canoni estetici nelle varie culture.

E però, tra le varie differenze, ci sono dei fattori che permangono, e che riguardano la donna:

– il fatto che questa attenzione verso la bellezza ci se la aspetti soprattutto dalla donna;

-il fatto che la donna, spesso e volentieri, deve soffrire da un punto di vista fisico per poter apparire bella, soprattutto agli occhi delle altre donne (si pensi al detto “se bella vuoi apparire un po’ devi soffrire”, che credo non sia mai stato detto ad un uomo).

Foto di Giannino Nalin, da Pixabay

LA FASCIATURA DEI PIEDI E LE “DONNE GIRAFFA”

Da un punto di vista etnologico possiamo fare già alcuni esempi:

– la fasciatura dei piedi in Cina;

– le donne del gruppo sociale Kayan, note come donne giraffa.

La fasciatura dei piedi veniva fatta dalla madre alla figlia ed è descritta molto bene nel libro Cigni selvatici di Jung Chang:

“I piedi di mia nonna erano stati fasciati quando aveva due anni. Dapprima sua madre, che aveva subito anche lei lo stesso trattamento, le aveva avvolto intorno ai piedi una pezza di stoffa bianca lunga circa sei metri, piegando tutte le dita (tranne l’alluce) in basso e al di sotto della pianta del piede. Poi ci aveva messo sopra una grossa pietra per frantumare l’arco del piede. Mia nonna aveva urlato per il terribile supplizio, implorandola di smettere, tanto che la madre aveva dovuto ficcarle un cencio in bocca per soffocare le sue grida. La nonna era svenuta più volte per il dolore. […]

La pratica di fasciare i piedi fu introdotta nell’uso un migliaio di anni fa, a quanto si dice, da una concubina dell’imperatore. Non solo gli uomini trovavano erotica l’andatura barcollante delle donne su quei piedi minuscoli, ma si eccitavano a giocherellare con i piedi fasciati, che erano sempre nascosti da scarpette di seta ricamate. Le donne non potevano togliere le fasciature neanche da adulte perché i piedi avrebbero ripreso a crescere. Potevano solo allentarle […]. Di rado gli uomini vedevano nudi i piedi fasciati che di solito erano ricoperti di pelle putrescente e mandavano cattivo odore.”

-Jung Chang  (Cigni selvatici)

Foto di Dezalb, da Pixabay

Attraverso questa procedura –  abolita all’inizio del XX secolo – i piedi assumevano una forma di mezzaluna e per attirare ancora di più le attenzioni dell’uomo, la donna copriva poi i piedi con scarpette fatte a mano, così da far notare anche l’abilità manuale.

“Donne giraffa” è invece l’appellativo che è stato dato alle donne del gruppo Kayan, le quali già a partire dai cinque anni portano al collo degli anelli di ottone, anelli che vengono periodicamente aggiunti determinando così un peso che alla fine abbassa le spalle in modo da dare l‘illusione di un collo lungo – da cui l’appellativo di donne giraffa.

Perché questa tradizione? Le origini sembrano non essere chiare ma tra le varie ipotesi c’è quella che un collo lungo (anche se poi di fatto il collo non si vede!) potesse apparire più attraente per un uomo.

Oggi queste donne sono considerate quasi una merce da acquistare, tant’è che vivono in un villaggio al nord della Thailandia e i turisti pagano un biglietto per vederle (per vederle con questi anelli, chiaramente).

Una cosiddetta “donna giraffa”. Foto di Eyal Sberro, da Pexels

REALE BELLEZZA O RIDUZIONE DELLA POSSIBILITA’ DI MOVIMENTO?

E nella nostra cultura occidentale? Basta sfogliare un libro di storia (o di storia dell’arte) per vedere come un tempo le donne apparivano sempre formose: si pensi alle statuette della dea Madre che rispecchiano un modello di bellezza estetica oggi non più socialmente accettato. Persino la Venere di Botticelli, la dea della bellezza, non rispecchia più questi canoni: “è grassa” ha detto una volta una mia amica.

Ma la mia attenzione va soprattutto ai tacchi, un indumento con una lunga storia.

Ecco: cos’hanno in comune la fasciatura dei piedi, il collare con gli anelli d’ottone e i tacchi che oggi indossiamo noi donne? Il fatto che il movimento sia ridotto! Una donna con i piedi forzatamente rimpiccioliti, o con i tacchi alti, o con un collare pesante, come fa a muoversi? Può farlo, certo, ma la sua libertà è limitata, o no?

Foto da Free photos, da Pixabay

Mi viene quindi il dubbio che a volte si tenda a scambiare la reale bellezza con qualcos’altro: può davvero la bellezza – che dovrebbe aver a che fare con qualcosa di piacevole – dover creare una sofferenza fisica in una persona, come quella derivante dalla frantumazione dei piedi nelle bambine cinesi? Perchè deve essere qualcun altro a decidere cosa è esteticamente bello e cosa no? E questo qualcun altro potrebbe avere anche lo scopo, forse, di limitare un po’ la libertà femminile e farci sentire inadeguate? Non sempre tutto ciò che ci propina l’estetica corrente è contro di noi, sia chiaro, ma il dubbio direi che ogni tanto possiamo farcelo anche venire. “Cui prodest?” (“a chi giova?”) – si domandava qualcuno.

LA BELLEZZA DELL’ANIMA E DI ESSERE CIO’ CHE SI E’

Ma quindi… cosa rimane della bellezza vera, se questa è costruita socialmente?

Io credo che al di là della bellezza estetica propinata dai mass media – i cui canoni portano spesso, soprattutto noi donne, a sentirci inadeguate o addirittura vittime di bullismo  e critiche- esista un’altra bellezza che è quella naturale, intesa sia come valorizzazione di ciò che si è, sia come bellezza dell’anima.

Foto da Pixabay

Infatti, essere belli non significa, forse, essere semplicemente ciò che si è? Ciò che si è realmente, voglio dire. Quando guardi un fiore non lo trovi bello e basta? E perchè dovrebbe essere diverso quando guardi una persona mentre si manifesta per quello che è realmente? Perchè – appunto – il problema è proprio quel realmente. 2

Marisa Dangelo si definisce armonizzatrice di stile. Armonia, ecco, lei ha scelto la parola armonia; ma armonia è anche la parola che usiamo noi terapeuti quando parliamo del nostro lavoro: “le essenze armonizzano” – diciamo.

Quindi le essenze floreali cosa fanno, in realtà? In un certo senso rendono bella la persona dal punto di vista emotivo, valorizzando le qualità positive e trasformando quelle negative, così come Marisa cerca di valorizzare l’aspetto di una persona non modificandola o forzandola a seguire la moda ma tirando fuori quella bellezza che già c’è e che a volte noi stesse trascuriamo (spesso semplicemente perché non sappiamo abbinare correttamente i colori o perché abbiamo paura del giudizio).

Foto di Etienne Marais, da Pexels

E questa trascuratezza, questo essere in un certo senso “impolverati”, è lo stesso che accade a noi stessi e al nostro mondo interiore: a volte siamo affaticati da una routine che non ci appartiene, da una vita che hanno scelto altre persone. Ad esempio, prova a guardare alcune tue foto e scegli quelle che ti piacciono di più: scommettiamo che in quel periodo facevi qualcosa che amavi? O che eri innamorato/a?

E scommettiamo che in quel periodo ti dicevano che eri bello/a e che emanavi luce?

Perchè la bellezza è armonia, sì, sono ancora convinta della risposta che ho dato a Marisa, è grazia, sia fisica che interiore. E per raggiungere questa bellezza dobbiamo capire bene chi siamo e manifestarlo al mondo.

Foto da Pixabay

ESSENZE FLOREALI DI RIFERIMENTO:

FIORI DI BACH: Crab apple (vergogna del proprio corpo, sensazione di essere sporchi), Mimulus (se il senso di vergogna porta a voler evitare fisicamente le situazioni e le persone), Larch (per rinforzare l’autostima e la sicurezza in se stessi)

FIORI AUSTRALIANI DEL BUSH: Skin beauty (essenza combinata, cioè miscela già pronta, venduta anche come Emotional beauty, utile per prendersi cura della propria pelle, accettarne i cambiamenti e favorire il contatto)

FIORI AUSTRALIANI LIVING ESSENCES: Urchin dryandra (autostima in generale), Correa (complessi di inferiorità, accettazione di sé)

Autrice: dott.ssa Dhyana Cardarelli – Verde speranza blog (www.verdesperanza.net)

Per approfondimenti:

Cardarelli L., Religioni e neospiritualità

Del Sette L, Donne giraffa nella gabbia del “turismo antropologico”

Filipponi C., La storia della bellezza

Poeta A. R., Le donne giraffa

Intervista in inglese: Imprisoned in rings of grass

Per conoscere e contattare Marisa Dangelo:

Marisa Dangelo. Armonizzatrice di stile per donne in evoluzione

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Tutte le foto sono state prese da Pixabay

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Leggi anche:

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  1. In realtà sacrificare significa fare qualcosa di sacro, cioè rinunciare a qualcosa in nome di un bene più grande e -appunto - sacro.
  2. Con questo non voglio dire che accettarsi per quello che si è sia facile; so benissimo che a volte il disagio con il proprio corpo, o meglio con una parte di esso vista come "difetto", può portare a vere e proprie forme depressive e a difficoltà sociali. Per questo motivo non sono contraria a priori alla chirurgia estetica: credo che in alcuni casi possa davvero aiutare la persona a sentirsi meglio; in altri casi invece, quando il soggetto ha un disagio profondo proprio con se stesso - e lo riversa nel suo corpo - trovo che possa addirittura peggiorare la situazione.
Se ti è piaciuto quello che ho scritto condividilo!

DHYANA VERDE SPERANZA

Ciao, sono Dhyana e da piccola sognavo di cambiare il mondo ma tutti mi dicevano che non era possibile. Col passare del tempo ho capito che è vero, non è possibile, ma si può partire da se stessi, migliorarsi, crescere ed essere così di esempio - e di aiuto -anche agli altri.
In questo blog condivido con te quello che ho imparato, quello che ho vissuto e come io vedo il mondo!
Scrivimi a verdesperanzablog@libero.it

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