Come evolve nel tempo un trattamento con i fiori di Bach

Chi si occupa di floriterapia, e anche chi ha assunto i fiori per almeno una volta, sa che la prima miscela va assunta per circa venti giorni. Poiché l’utente passa da una situazione di malessere a una terapia energetica, si avverte spesso un netto miglioramento che entusiasma molto la persona e stimola a continuare. Ma come evolve nel tempo il trattamento?

Se la terapia prosegue, può capitare che si continui ad avvertire un miglioramento rispetto alla situazione iniziale ma non più così eclatante come nel primo mese.  Questo non significa che i fiori non stiano facendo effetto, significa solo che… poiché la seconda boccetta inizia dopo che la prima è finita, il cliente – “ricordandosi” di come stava bene il primo mese – ha spesso la sensazione di essere meno migliorato. Inoltre a volte il problema, se ha radici profonde,  inizia veramente a “risolversi” proprio a partire dal secondo mese, periodo in cui possono verificarsi riflessioni, scelte, prese di coscienza che in alcuni casi provocano anche un certo grado di tristezza interiore (comunque trattabile con i fiori di Bach). Andando avanti con l’assunzione, il soggetto sperimenta sovente una certa staticità, vale a dire che non si sente né meglio né peggio, anche se comunque il suo modo di reagire a certe situazioni migliora, cambia, diventa più maturo. Il trattamento è infatti molto dolce ma al tempo stesso molto profondo.

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Miglioramenti significativi per problemi abbastanza radicati si iniziano a vedere dopo circa tre-quattro mesi di assunzione (anche se per disarmonie caratteriali  forti, per rabbie represse provenienti dall’infanzia, traumi ecc. io consiglio l’assunzione dei relativi fiori per almeno due anni), per questo è molto importante essere costanti nel trattamento e non pretendere risultati miracolosi nel giro di sole tre settimane anche perché a mano a mano che diminuiscono alcune disarmonie, si vedono in maniera sempre più chiara altri aspetti collegati a quella situazione – aspetti che sarebbe bene trattare. I fiori infatti non è che lavorano da soli, lavorano insieme al cliente mostrandogli le emozioni  e la loro vera origine e aiutandolo poi a trovare la forza per reagire correttamente. Alcune emozioni possono essere difficili da gestire, per questo sarebbe utile essere seguiti da un terapeuta; ad ogni modo i fiori fanno venir fuori solo ciò si può sopportare, non di più.

L’importante è che chi si rivolge alla floriterapia sia d’accordo con i princìpi di questa pratica: i fiori di Bach non si usano per eliminare istantaneamente dei sintomi ma per fare lavori profondi. Se una persona non se la sente di andare in profondità, credo che faccia bene a scegliere un altro tipo di intervento.

Detto questo, se i fiori vengono assunti sempre, cioè vengono integrati nella propria vita (ovviamente cambiando le miscele sulla base dei disagi che si desidera via via affrontare), la persona evolve molto, si amplia la consapevolezza, si è più lucidi, cadono le sovrastrutture che coprivano la reale personalità e finalmente ci si mostra al mondo per quello che si è. Riporto, a questo proposito, le parole del floriterapeuta R. Orozco, tratte dal libro Nuovi orizzonti con i fiori di Bach:

“A mio avviso, in sei mesi si possono portare a termine cure che raggiungono un certo grado di profondità. E’ abbastanza utile stabilire un termine di tre mesi prima di fare un bilancio della situazione. Alcuni terapeuti hanno osservato che a volte, assumendo i fiori per un anno, si produce una specie di salto evolutivo.”

Voglio inoltre precisare che l’evoluzione psichica che si verifica eseguendo regolarmente il trattamento, una volta che si è fissata resta: cioè, il soggetto non è che poi torna indietro. Se si sviluppa, ad esempio, l’assertività, questa resta come patrimonio della persona. Al massimo ci può essere qualche momento di debolezza data da circostanze varie, ma l’individuo difficilmente tornerà alla non consapevolezza di prima. 

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[Ultima modifica all’articolo: 7 febbraio 2021, ore 18:52]

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