“Esamina dapprima le parole, medita tutto ciò che esse intendono, le norme fisse allora si palesano. Se tu però non sarai l’uomo giusto, a te il significato non si svela.” (I Ching – il libro dei mutamenti)

Come già espresso nell’articolo su come consultare l’I Ching, il libro risponde attraverso immagini, le quali hanno lo scopo di evocare qualcosa in te affinché tu riesca a fare chiarezza dentro te stesso. Prima di provare ad interpretare il responso bisogna però fare attenzione alla domanda, poiché già dal tipo di quesito si possono capire molte cose sulla situazione interiore del consultante.

Quando si fanno domande all’I Ching esse dovrebbero avere, almeno secondo me, una duplice pertinenza: pertinenza linguistica e pertinenza “interiore”, cioè dovrebbero essere poste  in chiave evolutiva.

PERTINENZA LINGUISTICA. Poiché il libro parla per immagini bisogna dargli modo di esprimersi (ed esprimerle) quindi la domanda, almeno per un principiante, dovrebbe essere aperta, tipo “cosa potrei aspettarmi se faccio quest’azione?” oppure “come dovrei comportarmi con Tizio?”, o ancora “a cosa dovrei fare attenzione nel mio rapporto con Caio?”. Il responso ti indicherà le forze in gioco nella situazione ed eventuali consigli da poter attuare; ti darà anche degli avvertimenti – se necessario.

PERTINENZA IN CHIAVE EVOLUTIVA. Bisogna tenere presente che il libro è molto più saggio del tuo ego quindi potrebbe anche volerti dire che quella cosa di cui gli stai chiedendo la risposta, in realtà non va bene per te, cioè non va bene per la tua evoluzione spirituale. Quindi domandare, ad esempio, “cosa posso fare per fidanzarmi con Tizio?” pur essendo corretto da un punto di vista linguistico non è corretto da un punto di vista evolutivo poiché il libro potrebbe anche volerti dire che devi lasciarlo perdere, cioè che a fidanzarti con Tizio non ci dovresti neanche pensare! In realtà secondo me l’I Ching risponde – a modo suo –  anche a quesiti posti male ma per un principiante sarà sicuramente molto più difficile capire la risposta. Quindi, per tornare alla domanda di prima, sarebbe più opportuno domandare “quale tipo di atteggiamento mi conviene avere con Tizio?”, tanto se poi – ai fini della tua crescita – il rapporto con questa persona bisogna “stringerlo” o modificarlo,  l’I Ching te lo dirà.

Le domande, quindi, devono essere poste nell’ottica dell’evoluzione spirituale e non per soddisfare desideri dell’ego o curiosità verso altre persone: questo non è un buon uso dell’I Ching, ma comunque l’obiettivo del consultante si evince già dalla domanda che pone.

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DOMANDE SUL FUTURO E QUESITI DA EVITARE. Va inoltre ricordato che l’I Ching non è un libro per fare previsioni ma un sistema che aiuta nell’orientamento. Non è opportuno domandare “come andrà la mia storia con Tizio?” o “durerà il mio matrimonio con Sempronio?”. Il libro non ti darà  la risposta nel modo in cui tu te l’aspetti, anzi, magari cercherà di rigirare a te il quesito rispondendoti con esagrammi tipo il 61, “la verità interiore” (che potrebbe volerti dire “ma sei sicuro che è quello che vuoi?”) o “il possesso del grande” (nel caso in cui nella domanda trapeli la volontà di esercitare un “possesso” su qualcuno), oppure il 4, “la stoltezza giovanile”, tutti esagrammi di cui – appunto – c’è il rischio di  fraintendere il significato di fronte a una domanda non formulata correttamente. Con questo non intendo dire che domande con una prospettiva futura non vadano poste ma dipende dalla domanda: un conto è chiedere “cosa posso aspettarmi se accetto questa proposta di lavoro?”, un altro è chiedere se Francesco ti amerà per sempre. La prima domanda è a mio avviso corretta poiché mira a capire se ci sono atteggiamenti sbagliati o se quella situazione è da evitare, la seconda mira solo a placare l’ansia dovuta ad una possibile rottura della relazione e questo ruolo consolatorio non compete all’I Ching.

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Le domande con prospettiva futura dipende quindi da come e perché vengono formulate: lo scopo deve essere sempre quello di capire, capirsi e migliorare ed esse dovrebbero riguardare solo atteggiamenti personali, cercando di coinvolgere al minimo indispensabile la presenza di altri individui. Sono da evitare, quindi, tutte le domande come ad esempio “perché Tizio si è comportato così?”; sarebbe meglio, invece, partire da se stessi domandando “cosa devo imparare io da questo atteggiamento di Tizio?” o “su cosa devo porre la mia attenzione in questa situazione con Tizio?” o “perché ho attirato a me questa situazione?”.

Un problema frequente quando si pongono domande dirette su altre persone è anche quello di non capire, poi, se la risposta si riferisce all’uno o all’altro. Molti restano delusi ma questa incomprensione dipende in parte dal fatto che l’I Ching risponde con un’immagine, dall’altra dal fatto che il quesito è sovente formulato male. Ad ogni modo penso che poi ognuno, nel tempo, tenda a sviluppare un proprio linguaggio con il libro e a formulare le domande sempre nello stesso modo, quando vede che la comunicazione “funziona”.

CONCLUSIONI. Sinceramente credo che l’I Ching non sia un libro per tutti; troppo spesso vedo persone che lo usano per scoprire se il proprio amore tornerà o per capire  come conquistare una persona; lo trattano cioè come un amico ma l’I Ching non è un amico, è qualcosa di più ed esige il giusto rispetto. Queste stesse persone poi non comprendono il responso, ma il motivo è logico: il libro non va usato in quel modo e a mio avviso ci vuole anche un minimo di consapevolezza interiore per approcciarvisi, trattandosi di un testo quasi sacro. A domande “non corrette” il libro risponde – qualcosa dovrà pur dire! –  ma il responso, ovviamente, non verrà capito.

Autrice: Dhyana C. – Verde speranza blog (www.verdesperanza.net)

Ultima modifica all’articolo: 27 febbraio 2020, ore 01:17.

Per approfondire l’argomento: Alcuni accenni sull’uso di I Ching, di Lo specchio di Eva

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