Ormai è diventata quasi una perla di saggezza generale quella che dice che “non bisogna avere aspettative”. Non so perché, ma questa frase non mi ha mai convinta fino in fondo, mi sembra un po’ come dire “ok, io faccio quello che mi pare e me ne frego, tanto se poi ci rimani male la colpa è tua che hai aspettative.” Io credo che ci siano due tipi di aspettative: quelle “corrette” e quelle che potremmo definire “non corrette”; credo che inoltre si debba fare distinzione anche per quanto riguarda il tipo di relazione e la sua profondità.

Le aspettative corrette sono, secondo me, quelle legate ai diritti che ci spettano e alla buona educazione che tutti dovremmo avere e ricevere: se una persona mi deve dei soldi e tarda a darmeli è chiaro che rimango deluso (e non solo: devo fare in modo di avere al più presto ciò che mi spetta); se io ti dico buongiorno e tu non mi rispondi buongiorno a te e io ci rimango male, non è che ci rimango male perché ho aspettative eccessive: sei tu che sei un maleducato, è diverso (chiaramente mi riferisco a situazioni di normalità e non a casi in cui due persone abbiano avuto tensioni, litigi o quant’altro). Ma quando poi capisco che tu sei così (cioè che paghi in ritardo o che non rispondi al buongiorno) dovrei cambiare il mio comportamento perché se continuo ad investire emotivamente in un qualcosa che so già – per esperienza – che non arriva o potrebbe non arrivare, allora lì inizia a diventare un’aspettativa “non corretta” (in un certo senso, cioè, lo scemo divento io). Come dice una massima buddhista “non arrabbiarti con il pozzo che è secco perché non ti dà l’acqua, piuttosto domandati perché continui ad insistere nel voler prendere l’acqua dove hai capito che non puoi trovarla”. Con questo non voglio dire che non bisogna lottare per i propri diritti, anzi, se qualcuno ci mette i piedi in testa dobbiamo far sentire la nostra voce, ma una volta impartita la lezione dovremmo anche impararla, altrimenti siamo noi ad avere qualche problema di apprendimento. E lì il discorso cambia, sfumando nell’aspettativa “non corretta”.

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L’aspettativa che io definisco non corretta è quella legata – a mio avviso – più ad una speranza, sulla base della quale immaginiamo che qualcuno (o una qualche entità) ci debba qualcosa. E più le mie azioni sono forti in nome di questa speranza, più rischio di rimanere delusa. Spesso sento dire (ma è successo anche a me!) “ho fatto questo, questo e quello e non ho ottenuto nulla, sono deluso!” ed è normale rimanere delusi quando si investe tanto senza ottenere niente. Il punto è che prima di investire (o per lo meno prima di investire con tutta questa carica emotiva) bisognerebbe ponderare le possibilità reali di riuscita. Possibilità reali e non – esclusivamente – legate alla speranza. Perché se tu ti trasferisci fuori solo perché speri che accada qualcosa e poi non accade quello che ti aspetti non puoi dire “sono deluso”. Deluso di che? Qualcuno ti doveva qualcosa? No. Hai fatto tutto tu! Se tu speri che il tuo partner sia “cambiato” ma nella realtà è tutto come prima non puoi dire di essere deluso: sei tu che nutrivi una speranza e sulla base di essa hai agito creandoti un’aspettativa. Se tu ti aspetti che tuo figlio diventi medico ma a lui della medicina non interessa un fico secco non puoi dire che lui ha deluso le tue aspettative: sei tu che non stai rispettando le sue inclinazioni.

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Questo vale soprattutto nelle relazioni sentimentali o di amicizia: si dice che l’amore e l’amicizia debbano essere disinteressati, cioè che i gesti debbano essere fatti solo per il piacere di farli, ed è vero, quindi se io ti amo e ti invito a cena è perché ho piacere di farlo, non è che ti invito a cena per manipolarti (almeno dovrebbe essere così e questo è ciò che io intendo per amore senza aspettative). Bisogna però tenere conto che l’amore e l’amicizia sono delle relazioni in cui entrambi si nutrono della presenza dell’altro; se questa presenza manca o il nutrimento non è adatto a noi, è chiaro che la relazione si deteriora. In quel caso si tratta di aspettative? Direi che in una relazione è giusto aspettarsi qualcosa, non è “giusto” invece se capisco che da quella persona non posso ottenere lo scambio che desidero e continuo a perderci tempo. Ciò non significa non volerle bene, significa capire la realtà e decidere dove investire il proprio  tempo.

Io credo infatti che il confine tra ciò che è giusto aspettarsi e ciò che non lo è stia proprio nel contatto con la realtà. La realtà vera, obiettiva, possibilista e non quella filtrata dalle nostre interpretazioni e dai nostri desideri, perché purtroppo anche una visione distorta della realtà (e soprattutto delle proprie emozioni) spesso fa prendere grosse cantonate. Ci sono cose che ci sono dovute ed altre che non ci spettano proprio (o ci spetteranno in un altro momento) e ci sono persone non cambieranno mai, o per lo meno non manifesteranno cambiamenti entro i tempi che desideriamo noi. Saper distinguere fra queste cose fa una grande differenza.

Autrice: Dhyana C. – Verde speranza blog (www.verdesperanza.net)

[Ultima modifica all’articolo: 27 giugno 2020, ore 10:56]

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